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Oggi siamo tutti verdi tedeschi, vorrei che fossimo tutti verdi italiani

16 ottobre 2018

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Lo scriveva un anno e mezzo fa un’amica, dopo il successo degli ecologisti in Olanda e Austria: oggi siamo tutti verdi olandesi, ieri eravamo tutti verdi austriaci, vorrei che fossimo tutti verdi italiani.  Adesso alla lista bisogna aggiungere i verdi in Baviera e a Bruxelles (dove è stata eletta anche un’italiana: Monica Frassoni, co-presidente dei Verdi europei).
Lesto, il responsabile stampa dei verdi italiani ha lanciato una pagina web con il titolo: partecipa all’onda verde. Ma se dici Onda Verde, in Italia, viene in mente il traffico.

Ovviamente, essendo un Paese che cerca sempre di proiettare qui quello che accade altrove (noi altrove abbiamo proiettato il fascismo, oltre che la cucina), per due giorni si è parlato tantissimo di verdi su e verdi giù. Ma come stanno le cose, in Italia?

Un riassunto di qual è la situazione l’avevo già fatto nel 2017 qui. Per questo dico che il paragone con i verdi tedeschi è assolutamente improprio, a parte il colore delle bandiere.

Rispetto a un anno e mezzo fa, la situazione del Sole che ride in Italia è peggiorata, con la sconfitta elettorale del 4 marzo che ha sconquassato tutto il centrosinistra, di cui i verdi erano una frazione (e ne ho scritto qui). Con la beffa che il colore verde se lo sono preso i leghisti, nella loro maggioranza gialloverde con il M5s.
Ma serve ribadire il concetto: l’esperienza storica dei Verdi italiani è finita, almeno nella forma che ha avuto fino a qui. E non serve a nulla l’ennesimo (ho perso il conto) attuale tentativo di rilanciare – con un documento che era quello delle scorse elezioni, in cui si inneggia a Papa Francesco e si fa il pollice verso al governo – un partitino di centrosinistra che ha perso praticamente tutti i suoi dirigenti storici, migrati o a vita privata, o nel Pd o in formazioni di sinistra sciolte o prossime allo scioglimento (Leu).

Ora, invece, nelle idee di Nicola Zingaretti, possibile vincitore delle prossime primarie Pd, l’idea è quella di tornare alla coalizione (archiviata la vocazione maggioritaria di Walter Veltroni e Matteo Renzi, anche perché il sistema elettorale è un altro), con un bel lumicino verde da inserire nella nuova Alleanza.
Intanto, alle europee, è immaginabile la presenza di un cartello ecologista, composto dai verdi e altri (Possibile?) che provi a sfruttare il momento.
I cartelli, però, sono sempre pericolosi, perché la maggior parte delle volte i contraenti litigano subito.

Ma dopo le elezioni? Resta sempre lo stesso punto: costituire una forza politica ecologista autonoma, che non sia il partitino dell’ambiente, ma che abbia un proprio pensiero complessivo sul mondo (sul lavoro, etc). Insomma, un’altra cosa. “Riportiamo i Verdi in cantina / con le religioni e la Playstation 2”, per parafrase i Cani (Non finirà).

 

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  1. vincenzo riccobono permalink
    19 ottobre 2018 07:35

    il proprio pensiero complessivo sul mondo….
    già, io credo che la visione di cui accenni, e l’analisi su cui si fonda, debba necessariamente avere connotazioni economiche, sociologiche, politiche, ben precise. Solo da queste possono discendere una chiara collocazione delle istanze ecologiste e una proposta forte, altrimenti il rischio è quello dell’immagine distaccata di personalità originali, colte e sensbili, ma sempre ben radicate in un universo “borghese”.

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