Skip to content

Il buono, il cattivo, la letteratura e la democrazia

11 gennaio 2018

 

lee-van-cleef-il-cattivo-per-bloooog

Nel novembre scorso Abraham Yehoshua ha parlato, nel corso di una conferenza, della sua tesi sulla scomparsa dei personaggi negativi, dei cattivi insomma, nella letteratura contemporanea.
Perché? Per varie ragioni, ha spiegato lo scrittore, la principale delle quali è, in sintesi, l’aumentata comprensione della psicologia da parte degli scrittori e della società.

(La Stampa ha poi pubblicato il testo, ma lo possono leggere solo gli abbonati, qui invece c’è un pezzo del Sussidiario)

Sono tutti buoni, dunque, i personaggi della letteratura (e per estensione del cinema, dei fumetti, delle varie fiction etc)? No, direi che abbiamo un’abbondanza di cattivi dal volto umano, piuttosto.

E credo che il discorso valga anche per la politica. Ci pensavo proprio in questi giorni di campagna elettorale.

Prima, però di buttarmi nella disamina, vorrei ricordare un passaggio di una lettura dei tempi dell’università, che mi è tornata in mente mentre leggevo il testo di Yehoshua.

Scriveva Moshe Lewin in un suo saggio sullo stalinismo (non ricordo più il titolo) che nella letteratura – uso il termine in senso lato – russa del tempo, il tema tradizionale della lotta tra buoni e cattivi era praticamente scomparso, perché ovviamente nella società socialista i cattivi semplicemente non potevano esistere. Quindi di fatto lo scontro era tra buoni e “più buoni”…
Ecco quello che accade nei regimi totalitari, insomma: la morale è obbligatoria.

Vengo a un esempio più recente, una fiction di successo di Amazon Prime: The Man In The High Castle, tratto dal romanzo di Philip K. Dick (ripeto, parlo della versione video e non del libro). Bene, in questa serie è difficile scovare dei buoni che siano veramente tali. Ci sono piuttosto 50 sfumature di cattiveria, per così dire.  
Il nazista (ex militare americano) è una malvagia canaglia ma evita una guerra mondiale, come del resto l’infame capo della polizia politica giapponese. La pasionaria della resistenza è innamorata del giovane nazista, che a sua volta è comunque un agente del regime. Il suo ex fidanzato è un rancoroso e violento che brama solo la vendetta. Il ministro giapponese del commercio è compromesso col regime. Forse l’unico buono, per davvero, è l’amico disgraziato, di salute precaria, segretemente innamorato della pasionaria e quasi succube del di lei fidanzato; personaggio però con il quale ben in pochi si saranno identificati.

Ecco, immagino che di esempi così se ne possano trovare diversi, anche se The Man In The High Castle è forse un esempio estremo (ma lo schema è quasi lo stesso nella bella serie American Gods, tratto da un romanzo di Neil Gaiman).

Mi direte: citi trasposizioni sul grande schermo, però. Non i romanzi.

Forse i buoni più classici si possono rintracciare nei noir francesi o d’ispirazione francese, quelli nati, in buona sostanza, dal riflusso dalla politica alla letteratura di tante belle menti, che hanno spostato lì il piano della lotta di classe. Anche se lo schema è in un certo modo quello dei Miserabili: gli ultimi, i poveri cristi, sono in fondo buoni; i primi, i borghesi, mostri.

E pesco un esempio recente e di un autore che conosco, sempre sul versante “giallo”: La tua ombra sta ridendo, di Gianfranco Mascia. Lì il buono è talmente buono che speravo fosse lui, il vero cattivo.
Più in generale, direi che il pantheon letterario è affollato da cattivi che piacciono (tendenza che personalmente trovo quasi insopportabile) o da persone normali, non sempre buone, talvolta cattive, o che lo sono state, e che poi magari se ne pentono (ma non è neanche detto).

E poi veniamo ai partiti, e alle elezioni. Sarò certamente limitato dalla visione italiana, ma mi pare che le democrazie, in generale, propongano una scelta non tanto tra i candidati migliori, cioè i buoni, ma tra i meno peggio (i cattivi?).

Qualcuno mi dirà che è il frutto del tramonto delle Grandi Utopie (talvolta grandi illusioni). Possibile. Le Grandi Utopie servono sempre, e sarebbe utile che i politici cominciassero un poco a interpretare il mondo, per capire come trasformarlo (mentre oggi sono altri a farlo, e  i politici si fanno portatori di visioni e interessi altrui)… Ma serve anche realismo (non magico), e quindi capacità di scelta. E poi, soprattutto, i partiti camminano sulle gambe delle persone.
E le persone sono così, buone, cattive, un po’ e un po’.

 

Annunci
No comments yet

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: