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La materialità dei supporti (e un po’ di dischi)

9 giugno 2017

paul-weller

Una delle cose piacevoli di avere un abbonamento ad Apple Music, l’ho già detto, è di poter sentire praticamente quasi tutti gli album vecchi e nuovi che voglio. Ma, da (vecchio) appassionato anche della materialità dei supporti musicali, mi pesa talvolta di non poterli scaricare per farci antologie su cd o mixarli (male, ma mixarli). Un conoscente, più giovane, mi ha detto che fare cd è una roba da anni 90. Ne prendo atto, ma dato che fino a metà dei 90… facevo addirittura le cassette, ammetto di essere un poco retrò, per questi aspetti.

Ciò detto. Nelle ultime settimane ho ascoltato (talvolta più volte) un po’ di dischi nuovi (nonché un’antologia del 2005 di Paola&Chiara, confesso). Comincerei da quello di Paul Weller, A Kind Revolution. Avendo amato Weller soprattutto nel periodo degli Style Council (e anche dei Jam, che però ho scoperto dopo), devo dire che anche se i suoi dischi di questo ventennio mi piacciono, non mi restano così in mente. Nel nuovo album (più precisamente nella Special Edition, che non ho ancora esplorato completamente), ci sono comunque 29 pezzi con un sacco di versioni strumentali e dei remix, e tanti ospiti (da Boy George a Robert Wyatt, per dire). Ballate, pezzi quasi funky. Tra le mie preferite, New York e One Tear (sia nelle versioni originali che nei remix).
Per vedere Weller in Italia bisogna aspettare settembre. Ma non verrà a Roma, mannaggia.

Un altro bel disco è Common Sense, del giovane J Hus, che è in testa alle classifiche britanniche.  In questi giorni sto ascoltando spesso Closed Doors, ma il suo brano più famoso credo sia Did You See. La definizione rap è piuttosto generica: la sua musica è un misto di hip hop, garage, elettronica, Afrobeats.

Ancora. El Michels Affair è una band che spesso gioca coi suoni dei Wu Tang Clan (uno dei più importanti gruppi rap classici Usa: lo dico per i miei vecchi amici ‘gnoranti). Non li conoscevo, li ho scoperti con questo Return To 37th Chamber, che fa eco al loro più famoso Enter The 37th Chamber. E’ musica in gran parte strumentale, in parte retrò, la vedrei bene come colonna sonora di un thriller musicale. Tra i brani preferiti: Tearz, Snakes, Shaolin Brew.

La techno, direi, o piace o no. A me piace, e pure parecchio. E mi piace questo disco di Ellen Allien, Nost, che è pieno di gran pezzi (anche per fare jogging…). La Allien è una dj tedesca non giovanissima (48 anni), che suona una techno piuttosto essenziale, come quella dei rave anni 90 (ho memoria di alcune feste rganizzate nei centri sociali romani). Tra le tracce che preferisco ci sono sicuramente Mma, Electric Eye, Jack My Ass.

Devo continuare ad ascoltare, per farmi un’idea èiù precisa: Hopeless Fountain Kingdom di Halsey (che mi piaciucchia), A World Of Masks degli Heliocentrics (idem), Black Origami di Jlin (sono un po’ scettico), Party di Aldous Harding e Pure Comedy di Father John Misty.

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