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I Guardiani politicamente corretti della Galassia

29 maggio 2017

 

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La parola buonista è stata inventata da stronzi e viene usata con gioia liberatoria da peersone che spesso considerano le semplificazioni sciocche l’unico metro di giudizio, dato che non hanno tempo né voglia di fermarsi a riflettere.

Il concetto di politicamente corretto è invece ambiguo. Si può utilizzare in modo critico, per contestare un certo formalismo bacchettone, a cui magari poi non corrisponde una effettiva sensibilità (difendo la multiculturalità in orario di lavoro e nelle occasioni di prammatica poi però col cavolo che mi confondo con voi, banda di sfigati); oppure si può impiegare per definire um modo più favorevole e positivo di guardare alle differenze, che tiene in conto il rispetto per gli altri e anche il coinvolgimento con gli altri.
Lo userò in questo modo qui, per parlare dei Guardiani della Galassia 2.

Non è un mistero che io sia appassionato (da quando ero ragazzino) di produzioni Marvel. E il fatto di avere tre figli di età compresa tra i 6 e i 13 anni mi aiuta a mantenere viva la passione (vado al cinema con la scusa di portarci loro, in soldoni).  Dunque, il seguito delle avventure dei Guardiani mi è piaciuto, eccome.  Anche se forse meno del primo, che era piuttosto originale.

Perché mi è piaciuto? Perché è fantascienza epica allo stato puro, non è una sequenza di battaglie, perché è ricco di humor, ha una grande colonna sonora (pezzi noti-ma-non-così-famosi degli ani 70) e, ultimo ma non ultimo – arriviamo alla questione del politicamente corretto – veicola valori interessanti. L’amicizia, la diversità come ricchezza (anche tra diversi devi comunque condividere qualcosa, altrimenti non ti senti parte di un gruppo basato su affinità elettive, non su robe tipo il sangue, la razza, il cognome etc), la famiglia allargata, la paternità non biologica ma affettiva, l’amore e la capacità di perdonare.

Raccontato così, parrebbe un gran pippone, questo film prodotto da Disney, che negli ultimi anni sta cambiando decisamente le posizioni: prendere ad esempio Frozen. Invece no, perché  non è affatto didascalico, ha un ritmo veloce, è divertente. E, secondo me, lascia comunque qualcosa.

 

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One Comment leave one →
  1. Enzo Riccobono permalink
    30 maggio 2017 11:58

    ti invidio questa tua fanciullesca disposizione a godere di queste produzioni epiche ed immaginarie, e soprattutto di farlo con i tuoi figli, fortunati loro

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