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Fare i conti con Renzi (e con la realtà)

17 maggio 2017

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Matteo Renzi è stato riconfermato, con un bel po’ di voti, leader del Pd. Contemporaneamente, Renzi torna a crescere nei sondaggi di opinione sugli esponenti politici italiani, anche se oggi “pesa” la metà di pochi anni fa. Sembra aver perso, cioè, la spinta propulsiva tra i cittadini/elettori, anche se resta saldamente in sella tra iscritti e simpatizzanti dem.

È la realtà, e bisogna che i partiti e le aggregazioni di centrosinistra, di sinistra o comunque potenzialmente alleate del Pd facciano i conti con questo dato. Renzi può piacere o no, però è il leader di un partito che contende al Movimento Cinque Stelle il titolo di prima forza politica italiana.

Renzi sembra aver preso atto nell’ultimo periodo che il Pd non è in grado di andare da solo al governo, di raggiungere il famoso 40% delle Europee 2014 (quello per ottenere il premio con l’Italicum). Di qui, la proposta di una legge elettorale, il cosiddetto Mattarellum modificato, che premia le coalizioni e anche le desistenze, visto che per il 50% prevede collegi uninominali maggioritari e per il 50% voto di lista proporzionale.

Non so (non credo che qualcuno lo sappia con certezza) se questa proposta avrà i numeri per passare in Parlamento. Certamente passerà alla Camera, ma avrà forse qualche difficoltà al Senato, dove i numeri della maggioranza sono risicati. Non so neanche se Renzi, che ha cambiato idea varie volte e che è noto per la rapidità con cui lo fa, non modificherà ancora la proposta.

Però, a occhio, questo è forse il momento migliore per chi sostiene una prospettiva ulivista, con le elezioni in arrivo entro un anno. Quindi, credo sia il caso che gli ulivisti, appunto, comincino a dialogare con il Pd di Renzi. Cosa che non significa automaticamente candidare Renzi a premier.

Il fatto che in campo ci siano diverse forze, compresi gli scissionisti ex-Pd (l’Mdp), non è di per sé un problema. Si può uscire da un partito pensando di avere più forza sulle sue scelte, ma per farlo occorre raccogliere poi consenso e partecipare a un’alleanza.

Poi, c’è il M5s. Che non è per nulla paragonabile al Front Natonal francese, nonostante gli sforzi propagandistici del Pd per fare dei populisti un tutto indistinto in cui spunta anche Grillo.
Nel M5s ci sono spinte di destra e di sinistra (storicamente molto di più, almeno nel corpo del movimento), e anche spinte, direi oggi maggioritarie, a farne il nuovo partito della pagnotta. Una cosa è ovviamente organizzare elettoralmente la rabbia (e il revanscismo, anche), altra cosa è portarla al governo.

Nelle scorse settimane ho parlato con parlamentari del Mdp che non escludevano affatto l’idea, dopo le prossime elezioni, di sostenere un governo grillino sulla base di alcuni punti irrinunciabili.
È ovviamente una scelta legittima, come immagino il Pd considerasse legittimo, dopo il voto del 2013, fare una coalizione con Alfano e Scelta Civica rinnegando l’alleanza con Sel.
È una scelta legittima, ma bisogna vedere se sarà realmente praticabile e soprattutto se vale la pena, in prospettiva, rispetto all’alternativa di una coalizione di centrosinistra.

ps: Forse non è ovvio, ma è un discorso laico, il mio. Non ispirato a una ipotesi frontista. E certamente non riguarda il voto locale, dove il confronto, o lo scontro, talvolta si basa su altro

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One Comment leave one →
  1. Enzo Riccobono permalink
    17 maggio 2017 13:33

    caro Max, finchè non si farà la legge elettorale, rimarremo nel buio

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