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La democrazia e il condominio

14 novembre 2016

 

Businessman drawing his house with his finger

Una delle cose che trovo più orribilmente anti-democratiche nella descrizione della “buona” attività di governo è quando si paragona il premier a un padre di famiglia.
Lo faceva Silvio Berlusconi ai bei tempi, lo fa purtroppo anche Matteo Renzi in epoca più recente.

Sono un padre di famiglia, quindi figuratevi se non capisco il senso della responsabilità, pure quando mi piacerebbe passare il tempo a bere, leggere, bighellonare giocare di notte con la PlayStation e fare altre cose che non posso scrivere qui per decenza.
Ma non mi verrebbe mai in mente di paragonarmi a un leader democratico. Non mi ha eletto nessuno, ho potestà sui miei figli fino ai loro 18 anni (se non faccio prima qualche stronzata per la quale il giudice me la toglie), decido più o meno io dove studiano, cosa mangiano, come si vestono. Al più, potrei definire me e la mia compagna come una coppia sovrana assolutista illuminata.

Quando Berlusconi, Renzi e altri si esprimono in quel modo (ci metto anche coloro che ormai esprimono sempre maggiore insofferenza per il suffragio univerale, quando gli elettori fanno scelte che non piacciono loro), penso che in fondo è quello che gli piacerebbe essere: sovrani assoluti, ovviamente illuminati.

Invece, vorrei proporre qui il paragone con un altro ruolo, che secondo me si avvicina molto di più al ruolo del premier: quello dell’amministratore del condominio.

Pensateci: l’amministratore è eletto dall’assemblea dei condòmini, di cui amministra le quote. Talvolta scappa con la cassa. Altre volte ha a che fare con proprietari morosi, che danneggiano ovviamente tutto il condominio. Quando ci sono da fare dei lavori da fare, li constringe a tirare fuori i soldi. Tiene i rapporti con l’amministrazione, gli altri condomini. Deve promettere burro e cannoni per affrontare assemblee chiassose e recalcitranti, sorbirsi le prediche di proprietari stizziti, trattare col portiere. E si occupa anche degli inquilini, che, come immigrati residenti, vivono nel palazzo ma non hanno diritti.

Ecco. Invece del solito padre di famiglia, siate più umili e realisti, meno retorici, evocate l’amministratore del condominio. Soprattutto se volete realizzare un (buon) progetto che si chiama Casa Italia.

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