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Le contorsioni dei Verdi sul referendum

13 novembre 2016

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Ma i Verdi da che parte stanno, al referendum costituzionale?
Saranno sicuramente per il no, come le altre forze d’opposizione, verrebbe da dire per logica. Però, si potrebbe anche legittimamente ritenere che dopo aver flirtato per un po’ con il Renzi rottamatore del debutto, dopo aver appoggiato il candidato Pd alle elezioni comunali di Roma, e aver sostenuto la candidatura alle Olimpiadi, il Sole-Che-Ride propenda per il sì.

Il punto è, invece, che i Verdi, ufficialmente, non si sono schierati.
Certo, possono interessare poco le dichiarazioni di un partito che continua saldamente a restare sotto l’1% a livello nazionale, stando ai sondaggi (ma anche al voto delle Europee). Ma in questo referendum, anche le percentuali minime e minissime rischiano di contare.

Qualcuno dirà: Ma come, ho letto le dichiarazioni di Angelo Bonelli, che è nettamente per il no! E anche quelle di Marco Boato! Verissimo. Ma anche se Bonelli resta di fatto il leader del partito (dopo che Giobbe Covatta è stato nominato all’ultimo congresso portavoce non politico) non è la posizione ufficiale dei Verdi.
Sul
sito web del Sole che Ride non c’è un accenno che sia uno al referendum.

E nel documento per il no che circola internamente c’è scritto: “i Verdi che sottoscrivono il presente documento decidono di prendere posizione per il NO nel referendum costituzionale, fermo restando che i referendum chiamano in causa in primo luogo il voto delle cittadine e dei cittadini nella loro autonomia di scelta, mentre il ruolo delle forze politiche dovrebbe essere principalmente di informazione e di orientamento verso il voto popolare”.
Il testo dice anche che la consultazione non va intesa come un plebiscito pro o contro il premier Matteo Renzi.

Che i cittadini siano chiamati a dire la loro autonomamente in un referendum va da sé. Che però i partiti non si debbano esprimere direttamente è curioso, visto che la riforma costituzionale è stata votata in Parlamento (si dirà che i Verdi non sono presenti né alla Camera né al Senato: è vero, ma la senatrice Paola De Pin, eletta col M5s ma poi passata ai Verdi fino al gennaio scorso, votò no alla riforma).

Ma c’è una ragione meno di principio e più politica per la quale Il Sole Che Ride non prende ufficialmente posizione per il no, nonostante alcune singole federazioni regionali lo abbiano già fatto: c’è il veto dei Verdi della Campania (per la cronaca, quelli che hanno candidato Eleonora Brigliadori capolista alle elezioni), in giunta con il presidente Pd Vincenzo De Luca. I Verdi campani sono guidati da Francesco Emilio Borrelli, leader degli “ecorottamatori”.

(Come fa una federazione regionale a bloccare la posizione della Federazione nazionale? Questo, francamente, mi è sfuggito, pur dopo aver riletto lo statuto del partito).

Per qualcuno i Verdi devono occuparsi solo di ambiente, dunque il referendum costituzionale è una questione non essenziale. A parte le considerazioni fatte da Boato e Bonelli sulle ricadute ambientali della riforma costituzionale, nello statuto dei Verdi si parla esplicitamente di “federalismo democratico” e “principio di sussidiarietà”: la riforma varata dalla maggioranza riduce i poteri delle regioni e aumenta indirettamente quelli del governo centrale, quindi la questione si pone.

Ma oltre al problema dei contenuti, c’è anche quello della politique politicienne.
In una campagna referendaria dove il no sopravanza di qualche punto il sì ma dove gli indecisi restano tantissimi (secondo i sondaggi), spostare anche poche migliaia di voti conta, eccome. E poi, i Verdi sono fieramente avversari del Movimento Cinque Stelle, principale forza per il no e possibile vincitore delle prossime elezioni (sempre secondo i sondaggi)..

Quindi, non pronunciarsi come partito sul referendum, ma farlo da singoli esponenti, consente di dare il proverbiale colpo al cerchio e alla botte, salvando formalmente l’onore.

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