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Le scale dimenticate di Roma / Il libro di Sandro Mauro

5 ottobre 2016

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Ci sono scalinate che hanno avuto una gran fortuna iconografica. Penso a quelle di Montmartre, a Parigi, fotografate da Robert Doisneau. O alla celebre scalinata del film la Corazzata Potemkin (a Odessa, in Ucraina). E certamente a Trinità dei Monti, recentemente al centro di un dibattito sulla necessità o meno di chiuderla con una cancellata, dopo l’ultimo restauro.

Nella Capitale, città dei Colli (che sono ben più dei sette classici) esistono decine e decine di scalinate. Eppure, tranne rari casi, non diresti che Roma sia fatta a scale, per parafrasare il titolo del libro di un vecchio amico (un altro spendido cinquantenne, che conosco da oltre 30 anni), Alessandro Mauro. Forse perché a Roma abbiamo così tanto da vedere e offrire, che vatti a ricordare pure delle scale… O ancora meglio, perché sulle scale si va a piedi, mentre noi siamo sempre meno pedoni.

Sandro ha pubblicato qualche mese fa il suo primo libro, che si intitola appunto “Se Roma è fatta a scale”, edizioni Exorma (sarà presentato il 14 ottobre, alle 18.30, alla libreria L’Angolo dell’avventura, a Testaccio), una specie di censimento letterario delle scalinate capitoline. In tutto 77 luoghi, ma è lui stesso a scrivere che non il numero non è definitivo, e che sta continuando a esplorare la città.

“Sin dai primi giri, e dai primi testi, è apparso chiaro che andando avanti a scrivere di scale ne sarebbe in qualche modo venuto fuori un discorso su Roma: magari piccolo, e sicuramente parziale, ma inevitabile”, scrive Sandro. “Alla base delle scale c’è la città, sopra pure; le scale stesse ogni gradino, sono città, e appartengono a tutti. Non si scappa”.

Le scale, dice ancora Sandro, sono praticamente l’unica zona urbana sottratta alle auto. E anche alle bici, pur se è meno complicato incollarsi una due ruote su una rampa che lo scooter o la macchina…

Non so se ci sia un ordine preciso nelle schede scritte da Sandro, che occupano di solito un paio di pagine ognuna. A prima vista direi di no. Si va e si viene tra centro e periferia, non c’è un criterio architettonico o storico, forse è semplicemente in quell’ordine che sono state scoperte dall’autore.

Ogni scheda è un piccolo elegante racconto non solo della scalinata, ma di quel che ispira. A me ha provocato subito un esercizio di memoria, cercare di ricordare tutte le scale percorse, ma anche di curiosità. E non vedrei male uno scale-tour per la città, prossimamente.

 

 

 

 

 

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