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Scrivere narrativa è un altro paio di maniche

26 luglio 2016

 

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Faccio il giornalista. Che è diverso da fare lo scrittore. E lo spazio che occupa la scrittura, nel senso della quantità e anche della qualità – e dello stile – nel mio lavoro, si è gradatamente ridotto, negli anni.
Cerco di scrivere nella maniera più semplice e sintetica possibile, anche per evitare che i miei editor ci rimettano le mani,  e non è sempre facile. Quando lavoravo per i quotidiani, c’erano lunghezze prestabilite da rispettare, ma avevo anche l’aspirazione di fare letteratura (di genere, soprattutto nel periodo in cui lavoravo in cronaca nera).
Speravo e cercavo di avere uno stile riconoscibile. E i miei pezzi raramente erano ritoccati dai capiservizio che li passavano.
Adesso, non mi pongo più il problema. Cerco di dare informazioni verificate, frutto di solito di chiacchierate telefoniche o a voce, di ricerche su documenti o sulla rete, di approfondimenti a partire da comunicati stampa. Lavoro per un’agenzia, ma comunque riesco a scrivere pezzi più lunghi del solito take. Però, non conta più per me lo stile.

Quando dico fare lo scrttore, intendo ovviamente scrittore di narrativa, di fiction.
Non che mi siano mancate le corso degli anni le idee per scrivere reportage o saggi. Uno doveva essere la revisione della mia tesi di laurea (sul manifesto, ne ho scritto qui), idea che però ho poi lasciato cadere (e ho fatto male, col senno di poi).
Poi avevo avuto l’idea di un libro sui naziskin, cioè sugli skinhead fascisti (o simil-skinhead), vicenda che avevo seguito come cronista a Ostia, dopo una serie di aggressioni di cui avevano parlato molti media. Cominciai a scrivere, ma poi mi arenai. Ero preso da altri progetti (sono sempre stato preso da più progetti alla volta).
Ma c’è ancora un progetto che ho in mente almeno dal 1999,  e cioè un libro sull’idea di Fine del Mondo nella visione di  astrofisici, romanzieri, politici, sociologici, eccetera, realizzato attraverso una serie di interviste.

Poi c’è, appunto, la narrativa.
Quella di scrivere racconti e romanzi è un’idea tipicamente romantica che mi accompagna da quando ero ragazzino, giovanissimo lettore di classici e poi scrittore in erba (che non ha mai partecipato a concorsi etc, comunque).
Scrivevo racconti di fantascienza, soprattutto, ma anche polizieschi. Ho continuato a farlo, a intervalli più o meno regolari. Poi, a fine anni 90, ho scritto un romanzo poliziesco ambientato a Ostia, ispirato a una storia di tangenti, che non è stato pubblicato (e che ho pensato spesso di riprendere).
Mentre invece ha trovato un editore, nel 2006, il thriller che avevo scitto tra la fine dei 90 e i primi 2000 ispirandomi alle attività dell’Alf, il fronte di liberazione animale (qui lo trovate aggratis in versione pdf). Nel frattempo, ho pubblicato qualche racconto sulla rivista online di Valerio Evangelisti, Carmilla.
L’ultima cosa di fiction che ho scritto credo sia stato un racconto, ispirato alla storia di Eluana, ormai diversi anni fa. Poi, il vuoto.
O meglio. Non è stato vero vuoto. In realtà ho scritto qualche pagina, qualche altra l’ho cancellata. Ho continuato a coltivare storie, cioè a pensarle, magari a prendere qualche appunto. Ci sono storie che mi accompagnano da decenni, e che al massimo sono diventate qualche riga.

Ma c’è anche il gran lavoro preparatorio che ho fatto fin  qui per un romanzo quasi steampunk ambientato a Parigi, e che si intitola “Il Sound degli anni 60” (mai scritto nulla, ovviamente, solo tanti appunti e materiale da riempre due faldoni, tra cui una mappa di Parigi dopo il 1860 ottenuta dall’istituto geografico francese).
Poi ho in testa un romanzo intitolato Cosplay Revolution, per il quale ho già letto diverso background. Ancora, un thriller (di cui ho scritto l’incipit) che prende le mosse in Francia, nel posto in cui andiamo in vacanza da diversi anni, la cui trama ho cambiato varie volte. Un altro thriller quasi divertente, ambientato a Roma. E ancora altro.

Ma perché non scrivo? Ecco, bella domanda.
Certamente ho un problema di tempo, tra i lavoro e i tre figli (e il tempo libero in cui dare corso alla stanchezza e alla pigrizia, naufrangando sul divano a vedere serie su Netflix, quando non esco).
Certamente c’è il fatto che la scrittura narrativa è comunque un altro mestiere, con altre regole, non è necessariamente più facile scrivere se fai il giornalista, le tecniche sono diverse.
Poi c’è l’ansia. Quando mi misi sul serio a scrivere “No Compromise” on vedevo l’ora di finire, mi volevo liberare del libro. Anche fisicamente, delle copie stampate.
Ci sono giorni in cui mi diverte pensare alla trama che ho ideato, modificarla, sorrido all’idea di scrivere, fare animare le situazioni e i personaggi. Forse alla fine è questo il principale piacere. Perché se poi provo a scrivere sul serio, mi prende l’ansia, per la mancanza di tempo, di voglia di mettermi alla prova davvero. E allora mi riconsolo pensando che quando sarò in pensione (quando? Mi sa non prima dei 70 anni, se ci arrivo), passerò le giornate a scrivere.

Conosco tanta gente che scrive. Scrittori che vivono di questo mestiere (pochi davvero). Amici che pubblicano di tanto in tanto facendo altri mestieri (alcuni di loro sono giornalisti e hanno famiglie numerose, o professioni molto impegnative,  e mi chiedo come facciano).
Qualcuno dice che in Italia ci sono più persone che scrivono di quante leggano libri. Mi pare una scemenza, e comunque non vedo dove sia il problema. E’ bella l’idea di una società in cui tante persone possano dare corso ai propri desideri artistici, che possano suonare, scrivere, comporre, dipingere, fotografare, scolpire, danzare. Anche se spesso devono conquistare il loro tempo lottando prima di tutto contro se stessi.

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3 commenti leave one →
  1. Enzo permalink
    28 luglio 2016 14:08

    bello Diggiò, interessante e piacevole, mò ti mando anch’io un pezzetto che sto scrivendo

  2. 1 agosto 2016 09:22

    NoCOMPROMISE ce l’ho sul comodino, gentilmente prestatomi dal Bonzi (Roberto Bonzi), appena finita la 5a rilettura di It mi ci metto. 🙂
    Molto bello tutto il pezzo e l’ultimo paragrafo lo condivido in toto.

    • mdg permalink*
      8 agosto 2016 15:21

      Grazie per la fiducia, ma dopo IT sarà dura piacerti…

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