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Il rifiuto dei rifiuti

22 luglio 2016

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La vicenda dell’incontro “segreto” (che poi così segreto non sarebbe stato, viste le dichiarazioni successive) tra una delegazione ufficiosa del nuovo partito di governo a Roma (il M5s) con Ama e Colari, cioè il consorzio che fa capo all’imperatore dei rifiuti romani, Manlio Cerroni, è secondo me interessante per un solo motivo : non abbiamo ancora idea di quale sarà la strategia sulla “monnezza” dell’amministrazione Raggi.

Certo, la riunione del deputato grillino e dell’assessore in pectore con i due principali operatori del trattamento di rifiuti (Ama e Colari) a Roma è stata non istituzionale e poco trasparente, e questo magari la dice lunga sulla rapidità di adattamento del M5s alla politica quotidiana (quella tanto vituperata).
Ma il problema dell’ammasso di rifiuti sulla Capitale è reale, con emergenze ricorrenti da diversi anni. Quindi, in questo momento è impossibile pensare di risolvere la situazione in tempi brevisimi senza parlare con Cerroni (o chi per lui). Visto che quello attuale è il risultato di una politica trentennale, lecita e talvolta illecita, che ha costruito un monopolio di fatto.

Oggi a Roma non c’è più una discarica. Bellissimo, evviva. Il problema però è che i resti del trattamento meccanico e biologico (TMB) dei rifiuti raccolti (che comunque esistono) devono essere spediti altrove, in discariche di altre regioni o stati, con costi di spedizione, produzione di Co2 e possibili proteste di altre popolazioni.

Quelli che si riempiono la bocca di slogan spiegano che la discarica non serve perché dobbiamo perseguire la politica “rifiuti zero”, non sprecare, riutilizzare, riciclare. Certamente. Sottoscrivo. Però non succede in una giornata. Ci vuole del tempo. Un tempo non stimabile, anche se bisogna darsi un obiettivo SUBITO.

Nel frattempo, bisogna avere impianti di TMB (e nel caso, se può essere utile, anche cementifici o altri impianti dove bruciare rifiuti pregiati per trasformarli in energia). A un certo punto era spuntata l’ipotesi di poter requisire quelli di Colari (Malagrotta), poi tramontata. Se si vuole fare a meno di Colari, allora però ne servono altri, vicini. Ci sono?
E comunque, ripeto, serve una (o anche più di una) discarica a tempo (un tempo non definito) per gli scarti di lavorazione.

Servono impianti per il compostaggio. Perché altrimenti sprechiamo il materiale organico di cui a Roma si pratica una raccolta differenziata approssimativa (non porta a porta o portone a portone, ma con sghangerati cassonetti esposti alle intemperie, e oggi al caldo tropicale).

Poi, bisogna andare a ricontrattare i prezzi praticati dai consorzi che acquistano dal Comune i materiali da riciclare (vetro, cartone, plastica, ferro etc), perché oggi, in regime di monopolio, vengono pagati troppo poco.
E oltre a estendere completamente alla città la raccolta differenziata (portone a portone, che è quella che rende di più anche se è costosa) [raccogliendo anche i tessuti, dopo che l’Ama ha annullato il servizio in seguito alla piccola ‘truffa ai danni’ degli utenti operata dal concessionario dei cassonetti gialli, che la spacciava pietosamente per una raccolta di indumenti per i poveri] bisogna spiegare a noi cittadini COME bisogna buttare i rifiuti. Perché senza la partecipazione (e la coscienza) civica, ogni politica del genere rischia il fallimento.

Segnalo anche che l’Antitrust ha suggerito, al termine di una lunga e articolata indagine, di spezzare il monopolio Ama e di costruire diversi bacini di raccolta dei rifiuti da dare in appalto, per favorire una raccolta effettiva.

Infine, occorre promuovere il riuso , e questo si può fare creando dei centri di raccolta di materiale da scambiare o vendere. Si fa in diverse regioni italiane e in altri paesi, è un sistema che si può copiare senza doversi rompere la testa.

Senza tutto questo, non solo continueremo a dover evitare puntualmente emergenze, ma continueremo anche a pagare una tassa di smaltimento elevata (anche se nel corso del commissariamento c’è stata una piccolissima riduzione delle tariffe, ma non se ne è accorto nessuno).

Poi, va detto anche che a Roma costa parecchio anche lo spazzamento delle strade (dati ufficiali), e dunque anche questo capitolo andrebbe affrontato con la prevenzione (sensibilizzare le persone, dare loro modo di buttare facilmente i rifiuti, pulire con costi minori).

Ps. non sono un esperto di rifiuti, le mie conoscenze vengono da questa inchiesta sulla gestione dei rifiuti a Roma a cui lavorai per diverse settimane.

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