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Tra Stephen King e Steven Spielberg (Stranger Things, quando Netflix va sul sicuro)

20 luglio 2016

 

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Ho visto solo un paio di episodi di Stranger Things, la nuova serie di Netflix che incrocia vari generi, tra fantascienza, soprannaturale, thriller e teenager drama (nel frattempo sto guardando, in modo incostante, anche la seconda serie di Between, che è più sci-fi ma comunque ha come protagonisti un gruppo di giovani americani di provincia) e mi pare piuttosto gradevole.
Anche perché segue binari sperimentati e sicuri, a occhio e croce: lo Stephen King di Stand By Me e altri racconti con al centro adolescenti  e misteri (ci metterei anche Joe Lansdale) e lo Steven Spielberg di ET e Super8 (film di cui era produttore).

Dopo aver titolato questo post, mi accorgo che la stessa traccia era stata già seguita dalla Stampa (qui), che privilegia soprattutto il tema della nostalgia anni 80. Che però non è un’esclusiva di Stranger Things, francamente. Basta guardare The Americans per capirlo. Casomai, gli 80 sono un po’ troppo presenti, soprattutto musicalmente, e aspettiamo invece che qualcuno cominci a stufarsi.

Stephen King ha già benedetto domenica scorsa la serie con un tweet in cui la definisce una “Stephen King’s Greatest Hits”, ed è vero. Il fatto positivo è che i fratelli Duffer, che l’hanno realizzata e prodotta, siano riusciti a tirare fuori un bel prodotto à la King, perché come è noto le produzioni cine-tv ispirate al gigante della letteratura americana sono state spessissimo dei fallimenti (occhio, ora dovrebbe arrivare una nuova versione di “It”: il primo film tv , uscito diversi anni fa, era piuttosto deludente).

L’altra cosa interessante è che Netflix sarà anche un grande innovatore del mercato (della ex tv), ma alla fine poi con una serie di produzioni come Stranger Things o Grace & Frankie o Marco Polo mostra di voler andare sul sicuro, perché in questo caso i formati sono piuttosto classici, con un cast consolidato (qui ci sono Wynona Rider e Matthew Modine, per dire) per il grande pubblico.
E lo stesso vale per molti cartoni o serie per pre-adolescenti che cominciano a girare, come anche il recupero di Friends, un grande classico della tv di intrattenimento paragonabile a Happy Days.

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