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Le meteore

20 giugno 2016

 

Quando Matteo Renzi spuntò sulla scena scrissi che sarebbe stato probabilmente il miglior prodotto, come leadership, in cui il Pd potesse sperare.
Credo che sia ancora abbastanza vero, come il fatto che il peggior nemico di Renzi sia Renzi stesso, e che il presidente del Consiglio più giovane della nostra storia repubblicana rischi rapidamente di passare come una meteora sulla cronaca politica italiana.

[Sic Transit: mai dimenticare che prima dell’apparizione di Renzi, per un po’ di mesi, nei sondaggi e anche nei commenti dei giornali e all’estero il grande futuro leader della sinistra doveva essere Nichi Vendola]

Quando a fine 2013 Renzi prese la guida del Pd, aveva il vento in poppa. Lo aveva anche quando scalzò Enrico Letta dal governo, puntando esclusivamente sulla propria capacità di fare la differenza, visto che andava a guidare una maggioranza parlamentare identica (Pd più un pezzo di ex berlusconiani).
I voti presi alle Europee del 2014, il tanto sbandierato 40,8%, erano comunque un segnale positivo, anche se c’è sempre chi discetta sui numeri assoluti, l’affluenza etc etc.
Quel Renzi era anche piuttosto irrituale nei modi (non è più così, nonostante le battute frequenti) e faceva del cambiamento generazionale un fattore politico importante (in un paese vecchio e maschilista come l’Italia lo è certamente).

Anche Renzi, però, deve fare i conti con il circuito grande aspettativa-grande delusione. Che non è solo un problema di sovraesposizione mediatica (che c’è, eccome) o di essere arrogante e risultare antipatico alla minoranza Pd, alla sinistra, ai sindacati, ai gufi, etc etc (c’è anche questo: di solito quello più vicino a te è anche quello che odi di più, è un classico; e pochi anni fa nei sondaggi capitava anche che Renzi piacesse a molti elettori M5s). O ancora, non è solo un problema di storytelling (come piaceva dire pure a Vendola, prima di Renzi) o percezione: perché è inutile che insisti a dire che non c’è problema a qualcuno che invece è esattamente convinto del contrario.

E quindi, qual è il punto?
E’ che due anni di Forz’Italia! (semplifico) versione Matteo Renzi (L’Italia è un grande paese, ripetuto in tutte le salse) probabilmente non sono serviti a convincere gli elettori che il Pd abbia la ricetta giusta per superare la crisi e dare sicurezza economica e sociale, neanche con il ritrovato (più o meno) ruolo dell’Italia nell’Unione Europea, che poi è il risultato del contributo del Pd alla grosse koalition a livello europeo tra popolari e socialisti.
[Attenzione: quell’idea di recuperare il valore nazionale è una cosa che appartiene alla stessa genesi del Pd: vi ricordate le bandiere italiane ai comizi di Walter Veltroni? I colori del simbolo Pd? E’ anche quello frutto del recupero in corner di un pensiero nazionaldemocratico – secondo me fuori dal tempo – dopo decenni di internazionalismo: il teorico di quella roba è Gian Enrico Rusconi]

L’obiettivo ripetuto di Renzi è quello di ottenere crescita attraverso la ripresa dei consumi e la produzione di nuova ricchezza. Per farlo, l’idea è quella di ridurre le tasse in modo strutturale, soprattutto al ceto medio, e di rendere più fluido il mercato del lavoro (Sono ricette di destra, di centro, di sinistra? Che importa). Per questo sono state varate misure come gli 80 euro ed è stato approvato il Jobs Act.
Ma ciò non è servito apparentemente a rilanciare molto i consumi, mentre a favorire la modesta assunzione di lavoratori è stata soprattutto la decontribuzione, più che l’allentamento di certe regole. E sono mancati invece finora interventi più strutturali (come il taglio del famoso cuneo fiscale, ma anche come misure per aiutare le persone a trovare casa senza avere un posto fisso, etc etc) ed è continuata in certi casi la politica dei tagli (la sanità, per stessa ammissione del ministro Beatrice Lorenzin pochi giorni fa e come dimostrano diversi dati). Nel frattempo, il debito pubblico continua a crescere, nonostante le assicurazioni del ministro Pier Carlo Padoan che presto comincerà a calare.

Insomma, per farla breve, anche se quello delle aministrative è un voto locale, è ipotizzabile che il Pd di Renzi (molto celebrato nell’ultimo anno in Europa e indicato dalla stampa straniera come un esempio da seguire) sia stato punito per non aver saputo finora, aldilà di tante parole e comizi radio-tv-web, cambiare verso alla realtà, alla crisi, o comunque rendere la speranza più forte della rabbia.
Doveva essere il governo della rottamazione e dei giovani, è stato percepito come il governo degli amici delle banche e dei vecchi poteri.

Certo, ci sono state cose buone uscite dal governo, e cito in particolare la legge sulle unioni civili o quella sulla cittadinanza, la legge sull’assistenza ai disabili. Altre con elementi discutibili, come la legge sui reati ambientali, la politica sui migranti. La stessa “Buona Scuola” ha diverse luci ma molte ombre. Ma nel frattempo Renzi si è normalizzato come leader (o peggio berlusconizzato, a soli 40 anni, a ripetere più volte al giorno le stesse quattro cose), è aumentato il peso della componente di centrodestra nel governo, il Pd è stato investito da diversi casi di malaffare.

Ora, Renzi può anche escludere che il voto delle amministrative abbia un riflesso sul governo. Però deve prepararsi al referendum costituzionale di ottobre. E qui ci sono due possibili esiti negativi, per lui e il Pd: 1. passa il no e deve dimettersi (come lui stesso si è impegnato a fare senza che nessuno glielo chiedesse), e il prossimo parlamento finisce magari dominato dal Movimento Cinque Stelle (che intercetta il voto giovanile) alla Camera e senza maggioranza al Senato. 2. passa il sì, con un margine scorso ma comunque passa, e Renzi cerca le elezioni anticipate, finendo per prendere comunque una botta dal M5s.

C’è un’altra possibilità, ce la può fare Renzi? Sì, ma dovrebbe attuare un rapido cambiamento di stile e sostanza. Ne sarebbe capace, ma ha comunque poco tempo per farlo. Se vincesse il referendum potrebbe comunque aspettare il 2018 per le elezioni, invece di tentare l’azzardo. Magari dovrebbe cambiare anche legge elettorale, perché con l’Italicum rischia comunque di aprire le porte al M5s, che è in grando di attirare voti da tutte le parti.
E comunque dovrebbe cambiare priorità e qualche idea, convincendosi a guidare un gruppo, una squadra, una comunità, e non di essere l’ennesimo ometto solo.

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4 commenti leave one →
  1. Enzo permalink
    20 giugno 2016 14:03

    bel pezzo Max ma secondo me dimentichi di indagare i legami con i “poteri forti”, e anche le contraddizioni tra la sua visione politica “crescita crescita crescita” e le istanze ecologiste
    insomma Renzi è vecchio, vecchio, vecchio, pure con i suoi 40 anni
    oggi ho visto una foto su fb : un d’alema in bianco e nero, mani in tasca e la solita aria saccente, in basso l’enorme scritta in rosso “rottama sto cazzo!”, era bellissima, non riesco più a trovarla

  2. Sejetto tuo, il (fu, ex, invecchiato) dandy permalink
    20 giugno 2016 14:12

    Almeno stavolta non ci hai fracassato i coglioni con recensioni di band inascoltabili. Te ne sono immensamente grato.

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