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25 aprile / perché gli ‘antifa’ dovrebbero ringraziare Berlusconi

25 aprile 2016

(scritto pochi anni fa, per xpolitix.com)

 

Io c’ero, il 25 aprile 1994, a Milano. Ero partito la notte con il pullman della mia sezione (Pds) da Ostia, pieno di giovani, soprattutto, e con noi era venuto anche un ex partigiano, un compagno riservato, di mestiere edicolante, che non amava parlare troppo dei suoi trascorsi bellici.

A Milano piovve quasi tutto il giorno, e fummo presto fradici (A casa devo avere ancora da qualche parte una foto in cui siamo in tre o quattro in una stazione della metro, bagnati e sorridenti). Eravamo tantissimi, venivamo un po’ da tutt’Italia, con tante bandiere rosse e slogan contro Berlusconi, Fini e Bossi, che avevano vinto le elezioni. Anche Bossi era in piazza, ma fu contestato perché governava coi fascisti, o ex o post che dir si voglia.

Tornammo a casa – fu un’altra notte di pullman, praticamente – eccitati.  Per noi quel governo sarebbe dovuto cadere presto. E infatti cadde, ma grazie alla Lega, ll nostro rigurgito antifascista non c’entrava nulla. Berlusconi poi sarebbe tornato in sella, sempre con Fini. E qualcuno – ma io no – ancora oggi teme che possa andare di nuovo al governo. Magari con Salvini, che ha trasformato definitivamente la Lega in un partito lepennista.

 

Bene. Ora che ho fatto la mia professione di fede militante, posso dire, 21 anni dopo, di essermi fatto una convinzione precisa: L’Associazione dei partigiani, i sostenitori dell’importanza della memoria storica, gli antifascisti, dovrebbero fare un monumento a Silvio Berlusconi. Senza il quale il 25 aprile sarebbe ridotto al rango di festività civile dimenticata (ma sempre buona per le gite fuori porta, comunque).

 

Se Berlusconi non avesse inventato l’idea di portare gli ex fascisti e i nordisti al governo, la festa della Liberazione avrebbe continuato a essere com’era quando ero io  ragazzo: una giornata di primavera contrassegnata da pallose manifestazioni di anziani con la bandiera, politici e soldati e preti, sbadigli ufficiali, commemorazioni retoriche, film di partigiani alla tv. Insomma, una noia.

 

Invece, quel 25 aprile di 20 anni fa fu un grandioso successo di pubblico, soprattutto, e di critica. E Berlusconi di momenti analoghi ce ne diede diversi: pensate alla manifestazione contro l’abolizione dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori (ero pure lì, in piazza a Roma).

Da allora, la Liberazione ha vissuto una seconda stagione, come del resto la Repubblica. L’Anpi ha fatto il boom di iscrizioni (di giovani, ovviamente). Siamo tutte/i antifa.

Certo, poi sono tornati fuori – e in veste stavolta ufficiale – anche quelli che parlavano male dei partigiani, gettavano discredito sulla resistenza, tratteggiavano una sorta di (inverosimile) ecatombe di fascisti alla fine della guerra. E si è cominciata a parlare (spesso male, ma era importante che se ne parlasse, dopo decenni di rimozione) di foibe. Spesso esibite tristemente come alternativa all’Olocausto. Come se le tragedie fossero in competizione tra loro.

Poi quel “fascismo” che per qualcuno Berlusconi aveva in sostanza sdoganato, portando An al governo, è diventato un problema di ordine pubblico, quando il centrosinistra ha preso il posto del centrodestra. E sono arrivate le leggi contro i gruppi razzisti.

 

Ma il 25 aprile, che nella tradizionale storiografia Pci-Dc era la tradizionale festa della liberazione dall’invasore (tedesco, o meglio nazista), è tornato ad essere anche la fine della guerra civile italiana, una conflitto durato un anno e mezzo circa tra italiani (gli uni alleati dei nazisti tedeschi, gli altri di Gran Bretagna e Usa, ma anche della Russia stalinista).

Invece la guerra civile è sempre stata considerata, in Italia, un’onta, qualcosa da nascondere, per non turbare l’unità nazionale.

 

E’ stato sempre Berlusconi, il 25 aprile del 2009, a Onna (L’Aquila) devastata dal terremoto a fare l’esegesi della liberazione dai “totalitarismi”, e professione di testimonianza, lui che era bambino durante la guerra. Un amarcord sulla sua famiglia.

Berlusconi disse: “Il nostro Paese ha un debito inestinguibile verso quei tanti giovani che sacrificarono la vita, negli anni più belli, per riscattare l’onore della patria, per fedeltà a un giuramento, ma soprattutto per quel grande, splendido, indispensabile valore che è la libertà”.

Ma l’ex premier disse anche altro, con eleganza: “Una nazione libera tuttavia non ha bisogno di miti. Come per il Risorgimento, occorre ricordare anche le pagine oscure della guerra civile, anche quelle nelle quali chi combatteva dalla parte giusta ha commesso degli errori, si è assunto delle colpe.

È un esercizio di verità, è un esercizio di onestà, un esercizio che rende ancora più gloriosa la storia di coloro che invece hanno combattuto dalla parte giusta con abnegazione e con coraggio”.

 

E aggiunse: “Oggi, 64 anni dopo il 25 aprile 1945 e a vent’anni dalla caduta del Muro di Berlino, il nostro compito, il compito di tutti, è quello di costruire finalmente un sentimento nazionale unitario”.

 

Sono passati sei anni da quel discorso. Il 25 aprile si celebra ancora con un certo slancio, però a Roma per esempio le polemiche (di alcuni, minoritari) non riguardano più i leghisti (che in piazza non verrebbero manco) ma gli ebrei, messi in causa per la politiche di Israele verso i palestinesi.

 

Ma tutto questo avverrà ancora per poco. La retorica del “sentimento nazionale unitario”, per noi italiani che storicamente viviamo di scazzi e polemiche, finirà per assopire il 25 aprile antifascista.  E soprattutto, le nuove generazioni la considereranno – giustamente – una cosa del passato (è successo 70 anni fa) ma una buona occasione comunque per saltare la scuola. E il lavoro.

 

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  1. Enzo permalink
    6 maggio 2016 15:44

    l’Italia non è un paese “normale”. Ha pagato un altissimo prezzo in termini di orrore, privazione di libertà, in vite umane e distruzioni. potevamo aspettarci qualcosa di meglio, invece sono saltate fuori le stragi fasciste le connivenze con i servizi segreti, gli assassini politici, la mafia ecc.
    che dire, io avrei preferito una bella festa tradizionale (come la festa dell’indipendenza in America ad esempio) dove le cose buone si rinnovano e si tramandano invece di doversele riconquistare ogni volta “grazie” a Berlusconi a cui in fondo interessava solo l’equiparazione e la salvaguardia dell’onore della parte sbagliata (con gli eredi della quale ha malamente governato).

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