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Dischi volanti (edizione speciale), 11 aprile

11 aprile 2016

Years & Years.

Sono usciti in questi giorni due album particolari, e non potevo non ascoltarli (e scriverne presto). Red Flag delle redivive All Saints e Super dei Pet Shop Boys.
Dico subito che a un primo ascolto del disco delle AS sono rimasto deluso. Voglio dire, lo spirito è quello, e ci sono canzoni come One Woman Man (e forse This Is A War) che non sfigurerebbe in un vecchio album. Però, forse, è passato semplicemente troppo tempo. Forse le ex ragazze avrebbero dovuto consegnare alla memoria quello che hanno fatto insieme (compreso cantare canzoni dell’immmenso Burt Bacharach) e fare altro, da sole, godendosi gli onori. O forse mi aspettavo troppo io.

Al contrario, i Pet Shop Boys continuano a fare bei dischi , e basta sentire le prime due tracce di “Super” (Happiness e The Pop Kids) per accorgersene. “It’s a long way to happiness
a long way to go / but I’m gonna get there, boy / the only way I know”, e mi pare un bel programma, la felicità (nel 2010 cantavano: It is not easy / but don’t give up now / It is not easy / Happiness is an option”). Del resto, la loro musica provoca allegria e resta molto ballabile. Dentro c’è un sacco di electropop, house, cose alla Moroder  (come Pazzo!, che ricorda un po’ il sound di TuttiFrutti degli ultimi New Order).

[Sono in ritardo nell’averli scoperti ma: Mooolto ballabile è anche l’album degli Years & Years Communion, classificato un po’ velocemente come elettronica, ma che è invece pop alla moda (loro sono 20something, che è anche un titolo di una canzone dei Pet Shop Boys). Di tracce ce ne sono molte: “Take Shelter”, Worship”, King”, “Desire”, e altre ancora (un pop più facile di quello di Stromae, volendo) I testi parlano di passione e desiderio, ancora prima che di amore (Is it desire / Or is it nothing I’m feeling for you / I want desire / Cause your love only gets me abused)]

Cambiando completamente genere: non mi sono ancora fatto un’opinione precisa del disco nuovo degli Weezer , White Album. Me li ero persi dopo il secondo disco, negli anni 90. Ora ci sto ritrovando un sacco di riferimenti classici (tipo gli Electric Light Orchestra in Wind in Our Sail o i Beach Boys in (Girl We Got A) Good Thing). King of The World è invece un ritorno al quasi grunge degli inizi.

Infine, se siete capaci di passare indenni attraverso l’ascolto di un pezzo di 5 minuti in cui si ripete in continuazione la frase “This makes me proud to be British” su arpeggi di chitarra, suoni di sirene e suonerie di cellulare, siete pronti per BBF Hosted By DJ Escrow, l’album di esordio di Babyfather, di cui so poco, lo ammetto. E’ il tipo di cose da drum machine, con un sacco di ripetizioni, rumori, momenti di parlato che ami o non sopporti, e che potresti ascoltare su Reprezent.

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