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Le opzioni dei Verdi a Roma in vista delle elezioni

18 gennaio 2016

[Chiarisco subito che questo post non è una semplice analisi politica, visto che io stesso sono un attivista dei Verdi. Dunque c’è una componente di interesse diretto e di partecipazione, anche emotiva, forte]

Alle ultime elezioni comunali di Roma (2013) i Verdi, che erano alleati del centrosinistra e sostenevano il candidato sindaco Ignazio Marino, hanno ottenuto lo 0,61% dei voti e nessun eletto, né al consiglio comunale né in quelli municipali.

Alle elezioni europee del 2015 i Verdi, in lista unitaria con Green Italia, hanno ottenuto a Roma lo 0,88%. Un miglioramento percentuale non particolarmente significativo, anche se a livello di numeri assoluti sono passati da circa 6.300 a circa 10.340 voti.

Le prossime elezioni comunali si terranno probabilmente a giugno 2016, dopo diversi mesi di commissariamento. Gli ultimi sondaggi elettorali danno in testa il Movimento Cinque Stelle, che per ora non ha mai fatto alleanze elettorali.

Il Pd ha lanciato le primarie e finora l’unica candidatura giunta è quella di Roberto Giachetti , vice presidente della Camera, mentre Sel-Sinistra Italiana ha detto che non farà alleanze con il partito di Matteo Renzi (almeno al primo turno) e al momento sostiene la candidatura del senatore ex Pd Stefano Fassina.
Possibile, il movimento dell’ex Pd Pippo Civati (di cui i Green Italia sono stati fin qui alleati), ha lanciato mesi fa la candidatura del senatore Pd (in rotta con il suo partito) Walter Tocci, che però ha subito rifiutato.

I Verdi sono in difficoltà, perché sono stati critici verso l’amministrazione Marino ma anche verso il Pd per aver costretto il sindaco alle dimissioni.
Le opzioni che il Sole Che Ride ha di fronte sono numerose, anche se per il momento non c’è stato nessun vero confronto politico e sul programma :

  1. Tentare una nuova alleanza con il Pd e quel che resta del centrosinistra;
  2. Allearsi con Sel-Sinistra Italiana;
  3. Allearsi con Possibile e altri gruppi di sinistra (Rifondazione Comunista ha migliori rapporti con Possibile che con Sel);
  4. Andare da solo.

Difficile invece prevedere un’alleanza con il centrodestra o con il movimento dell’imprenditore Alfio Marchini. E anche la strada dell’M5s resta preclusa, anche per la posizione del movimento di Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio, che non accettano alleanze.

Un’alleanza con il Pd, ammesso che il partito di Renzi accetti, può prevedere diverse sotto-ipotesi.
Per esempio, presentare un proprio candidato alle primarie, anche per avere maggiore visibilità, e comunque presentare una lista col proprio simbolo. Oppure sostenere Giachetti (che è di provenienza radicale ed stato nei Verdi) con una lista propria. O addirittura presentare candidati Verdi in un’altra lista (per esempio “Giachetti sindaco”): questa ipotesi è stata avanzata da dirigenti dei Verdi che ritengono di avere voti personali sufficienti a essere eletti in una lista che abbia una chance di successo.
Il modello è quello dei radicali, che mantengono una propria organizzazione politica autonoma ma alle elezioni presentano propri candidati in altre liste per avere visbilità istituzionale.
I Verdi però rischiano di fare nel Pd la figura del vaso di coccio, sia per numero di preferenze ottenute dagli eletti democratici sia perché nel Pd c’è comunque una componente Ecodem (ex verde) che rischia di non gradire il tentativo e con cui soprattutto il Sole che ride rischia di confondersi.

L’ipotesi di presentarsi in modo autonomo, marcando la propria distanza critica dal Pd e dagli altri schieramenti è difficile, perché i Verdi, stando i trend elettorali, non sembrano avere chance di eleggere consiglieri comunali.

L’idea di scegliere Sel-Sinistra Italiana, con cui c’è una tensione politica latente dovuta anche al fatto che molti ex Verdi sono andati nel partito di Nichi Vendola, sembra contrastata. E c’è sempre la possibilità che nei prossimi mesi il confronto interno a SI porti a rivedere i rapporti con il Pd.

Un’alleanza con Possibile (con i Green con o senza Rifondazione) sarebbe politicamente più omogenea, in quanto a temi. Ma rischia comunque l’irrilevanza elettorale, e comunque può essere minata dai contrasti tra alcuni esponenti delle due formazioni (che vengono tutti sostanzialmente dall’ambiente ecologista).

E’ immaginabile che i Verdi esplorino le varie opzioni quasi contemporaneamente, cercando di capire quali sono i punti di programma irrinunciabili, chi sono i possibili interlocutori, se c’è un possibile candidato verde per le primarie (lo stesso nuovo portavoce Giobbe Covatta oppure l’ex magistrato ed europarlamentare verde Gianfranco Amendola). Ma sarebbe importante che i Verdi cercassero prima di tutto, nel frattempo, di arrivare subito a un patto d’azione/consultazione con l’altra forza ecologista, i Green, con cui hanno sostenuto l’ultima lista elettorale.

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