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Io, Veltroni e i siti porno

23 marzo 2013

(Scritto nel gennaio 2009 per Novamag)

Se da oltre dieci anni ogni tanto mi viene voglia di dare una guardata ai siti web porno, e lo faccio passando sempre attraverso lo stesso portale dal nome esotico e “animalista” – Persiankitty – la colpa è anche un po’ dell’attuale segretario del Pd, Walter Veltroni.
No, non sono un militante che cerca di sfogare col sesso online le frustrazioni politiche inferte di un partito in crisi, pur se nato da così poco tempo. Invece, fu proprio grazie a Veltroni, nel 1995, che scoprii le gioie di una connessione Internet permanente e dei siti pornografici gratuiti.

Tredici fa anni, infatti, Veltroni trasformò “l’Unità“, di cui era divenuto l’immaginifico direttore nel ’92, nel secondo quotidiano online d’Italia. Il primo era stato “L’unione Sarda” dell’avventuriero Nichi Grauso, che già aveva inventato Radiolina, Videolina e Video on Line.
Non solo il giornale ex Pci andava su Internet, ma i suoi redattori avevano accesso full time al web dallo loro scrivania. E anche noi collaboratori “abusivi”, che faticavamo come schiave circasse nel tentativo di farci assumere in pianta stabile, ne potevamo approfittare.
La prima settimana in cui Internet arrivò in redazione – in via dei Due Macelli, nei pressi di piazza di Spagna, dove il giornale aveva traslocato, lasciando la storica sede di via dei Taurini – fu il casino totale. La gente passava un’enormità di tempo a navigare, trascurando il lavoro, e anche il resto. Ci si infilava in chat in cui alla fine ti capitava di ritrovare alcuni colleghi, che stavano seduti solo qualche scrivania più in là, nascosti da nickname da due soldi. Ma un amico della cronaca riuscì davvero a organizzare un incontro “reale” con una tizia anglosassone conosciuta chattando, anche se poi la stessa si rivelò molto meno carina di quanto le fantasie online lasciavano presumere….

Oppure, si finiva a cercare siti porno. Tutti frequentavano più o meno gli stessi indirizzi, che ci si passava col passaparola. Uno di questi, appunto era Persiankitty, che esiste tutt’ora, al punto di essere divenuto una sorta di istituzione. Mentre il sito web dell’Unità, parlando con ottime intenzioni, finì ben presto per diventare una sorta di vetrina cieca, perché chi l’aveva messo su poi non aveva saputo sfruttare le potenzialità interattive del web.
(Oggi invece il giornale – che nel frattempo si è trasferito a Trastevere, non è più un quotidiano di partito ma di un leader, Renato Soru – ha un’ottima presenza su Internet)
All’epoca non esistevano i filtri anti-porno, o forse, più semplicemente, non si usavano; mentre oggi sembra che la preoccupazione principale dei datori di lavoro sia divenuta quella di impedire ai propri dipendenti di perdere tempo su Facebook, altro che col sesso.

Il porno gratis su Internet è stato una grandissima rivoluzione, perché ha dato un colpo mortale alle riviste specializzate e ai giornaletti della nostra infanzia e ha creato difficoltà al mercato video, ma soprattutto perché ha liberato il pubblico – almeno quello maschile, perché le donne in qusto contesto restano oggetto del desiderio – che non è più costretto a nascondersi, ad agire in clandestinità, ma può tranquillamente connettersi da casa (o dall’ufficio, ma a suo rischio e pericolo di essere spiato e richiamato).
Proprio mentre dalla tv in chiaro è scomparso in pratica, per decreto, qualsiasi contenuto anche solo erotico, tranne i pochi casi di trasmissioni in piena notte che servono solo ad alzare soldi coi telefoni a luci rosse e fanno vedere ben poco (ma sopravvive la pornografia ufficiale delle vallette, dei talk show o quella della morte in diretta sul telegiornale).
Accanto alle varianti gratuite di siti a pagamento, che servono agli utenti un assaggino delle delizie a cui potrebbero accedere spendendo qualche soldo, non si contano gli appassionati che mettono su siti indipendenti, si scambiano materiale, spesso rubano il copyright di foto e video. Al punto che, secondo me, è il sesso il più grande social network del web, come dimostra anche il successo di YouPorn, versione porno di YouTube (anche in versione italiana), nato con lo stesso principio: condividere video. Come del resto esistono anche blog porno, e siti specializzati in racconti porno.
Ovviamente l’hard non è tutto uguale, e anch’esso va a mode e tendenze. Nell’elenco delle categorie e delle definizioni specifiche – spesso anche divertenti – ci si può perdere. Se tutti sanno che vuol dire “Transex” (anche “Tranny” per gli aficionados, mentre il ladyboy è la versione thailandese), o “Grandmother” ( o Grandma o Granny) meno scontata è la sigla MILF, Mother I’d Like to Fuck, cioè donna già madre con cui mi piacerebbe fare sesso. E se molti immaginano che pratica sia il “pissing” (ma c’è anche il pissed on e il clothed pissing), non sfuggirà l’ironia della definizione Watersport (o Water Sports), sport acquatici, che usano gli americani.
Il “backseat” è per i fan del sesso sui sedili posteriori delle auto, il “babysitter” per il genere di fantasie che si attribuiscono di solito ai padri di pupi affidati a giovani bambinaie (da non confondersi con il “face sitting”, praticata da chi ama che una donna gli si sieda sulla faccia senza gli slip), Coed è invece la sigla che si indica per definire sesso con studentesse del college, l’Outdoor è per chi ama l’aria aperta, ovviamente (per altre definizioni ci si può sbizzarrire con il lungo elenco offerto da Searchgals).
Se però le preferenze degli utenti si possono capire dalla lista dei contenuti offerti, allora, prevalgono i valori sicuri, per così dire: anal sex, teen movies, cumshot e group sex sono quelli che prevalgono su Bulldog List, un sito dalla grafica austera che offre giornalmente link a video e foto gratuite.

Tornando a Veltroni, non credo che quando ebbe l’intuizione di portare l’Unità sul web ne avesse anche chiare le ricadute, per così dire, “morbose”. Forse, un po’ moralista com’è, ci avrebbe ripensato. Se fosse stato più preveggente e pop, avrebbe potuto inventarselo lui, YouPorn, invece di YouDem.

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