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Per tentare di capire – Breve istant history italiana fino al dopo-voto

8 marzo 2013

Questa notte ho sognato che stavo scrivendo una sintetico e risolutiva analisi sulla questione delle elezioni mancate dal centrosinistra e segnate invece dalla affermazione del Movimento Cinque Stelle… poi però mi sono svegliato all’improvviso perché Lola chiamava dalla sua stanza, alle 2 di notte, e il sogno è svanito (e con esso l’acuta analisi).
Quindi provo qui a buttare giù un po’ di appunti per provare a ricostruire il quadro. Non sarà però un’analisi, ma una storia sintetica.

[Nel 1991, dalla trasformazione del Pci a seguito del crollo del sistema sovietico, nasce il Pds.
Nel 1992, a febbraio, si apre ufficialmente la stagione di Tangentopoli, cioè una serie di inchieste sulla corruzione alimentata dai partiti che porterà in sostanza allo scioglimento dei principali partiti di governo da decenni, la Dc e il Psi.
Ad aprile la Lega Nord entra in Parlamento con l’8% circa e 80 tra deputati e senatori.
Nello stesso anno, a giugno, nasce il governo di Giuliano Amato, che realizzerà la più grossa manovra economica della storia della Repubblica e che a luglio attuerà un prelievo forzoso del 6 per mille su tutti i conti correnti allo scopo  dichiarato di difendere la lira da attacchi speculativi. Pochi mesi dopo la lira per un breve periodo esce dal sistema monetario europeo (Sme).
Nel 1993, ad aprile, nasce il governo di Carlo Azeglio Ciampi, governatore di Bankitalia, a cui partecipa inizialmente anche il Pds. Nel luglio i sindacati firmano con datori di governo un sofferto accordo sul contenimento dei salari e sulla concertazione].

Nel 1994  l’Italia va al voto con un nuovo sistema elettorale,uninominale  maggioritario con correzione proporzionale del 25%.
Il polo di centrodestra vince le elezioni, ma la legislatura si chiude anticipatamente nel 1996 per divisioni tra Forza Italia – il partito dell’imprenditore multimediale Silvio Berlusconi – e Lega Nord. Nasce nel frattempo il governo di un altro governatore di Bakitalia, Lamberto Dini.
Le elezioni del ’96 sono vinte dall’alleanza di centrosinistra, grazie alla spaccatura tra centrodestra e Lega. Nel 1998 il governo di Romano Prodi  cade per divisioni interne, sostituito da quello del primo ex comunista giunto a Palazzo Chigi, Massimo D’Alema.
Il governo D’Alema, in due diverse fasi, resta in sella fino al 2000, quando si dimette per l’esito delle elezioni regionali, favorevoli al centrodestra. Nasce un nuovo governo Amato che porta nel 20o1 alle elezioni, vinte da Berlusconi.
Nel 2002 l’Italia entra nell’euro.

Nel 2005 viene varata la attuale legge elettorale, un proporzionale con premio di maggioranza, senza voto di preferenza, che favorisce le coalizioni. Alle elezioni il centrosinistra di Romano Prodi  vince sul centrodestra, che ha perso ormai l’Udc (anche se fa ancora parte nominalmente della coalizione).

Nel 2007 nasce il Partito democratico,  la cui “vocazione maggioritaria” dichiarata dal suo primo leader, Walter Veltroni,  contribuisce ad affondare nel 2008 il governo Prodi (che contava su numeri scarsi al Senato e su una maggioranza composita e litigiosa).

Alle elezioni del 2008 il Pd di Veltroni raggiunge una percentuale molto alta, oltre il 33%, e la coalizione costituita con l’Italia dei Valori (con cui poi si consumerà la rottura e su cui pioverà l’accusa di “populismo”) arriva al 37,5%.  Ma quella del Pdl risulta la prima coalizione, col 46% circa, e una netta maggioranza alla Camera e al Senato.

Il Pdl (Forza Italia + An) nasce specularmente al Pd (Ds + Margherita), su iniziativa di Silvio Berlusconi.  Nel 2011, dopo tre anni di governo, e nel pieno di una crisi del debito, il Pdl va in pezzi in Parlamento e Berlusconi si dimette.

Mario Monti dà vita a un “governo tecnico” con una maggioranza Pdl (e alleati vari) – Pd – Udc che dura fino al dicembre 2012 e che ufficialmente riguadagna la fiducia degli investitori, portando lo spread a livelli quasi precedenti la crisi.

Nel frattempo l’Italia si è impegnata con l’Unione europea a una serie di manovre per contenere il deficit e ottenere il pareggio di bilancio.
A dicembre 2012 la disoccupazione arriva al livello record dell’11,2% (quella giovanile in live ecalo ma comunque al 36,6%). Il rapporrto deficit/Pil è sceso al 3% ma è comunque sopra le previsioni del governo. Il debito pubblico è arrivato al 127% del Pil, il più alto dal 1990. La crisi economica continua.

[Intanto l’Italia, terza economia della zona euro, è al 72esimo posto della classifica internazionale sulla trasparenza, e al 57esimo per la libertà di stampa, secondo Reporters sans frontieres. Secondo l’Istat l’economia sommersa rappresenta circa il 20% del Pil italiano. Secondo il Censis il mercato della contraffazione in Italia vale un fatturato di 7 miliardi di euro e circa 1,7 miliardi sottratti al fisco.
L’Italia è al 22esimo posto nella Ue per la penetrazione di Internet a banda larga. E per gli italiani la tv resta ancora oggi il principale strumento per ottenere notizie: nel marzo del 2010 la pensavano così l’89,1% degli italiani interpellati dal’Autorità per la garanzia nelle comunicazioni, contro il 20,6% che privilegiano Internet]

Le elezioni del 2013, contrariamente alle previsioni del centrosinistra, di molti analisti e dei media producono un quadro confuso.
La coalizione di Pier Luigi Bersani è prima alla Camera ma non al Senato, dove manca la maggioranza. Il Pd perde 3,5 milioni di voti rispetto al 2008, pur essendo per un soffio primo partito. Il centrodestra è la seconda coalizione, ma il Pdl perde 18 punti percentuali rispetto al 2008. Il M5S arriva al 25%. La coalizione promossa da Monti raccoglie circa il 10% dei voti, l’Udc esce ridimensionato. L’Idv non entra in Parlamento perché la lista a cui partecipava, Rivoluzione civile, non arriva al quorum.
L’astensione arriva al 25% circa, il livello più alto nella storia della Repubblica.

Praticamente tutti i partiti presenti  nella precedente legislatura vengono puniti in varia misura dagli elettori.

Dal voto esce anche il maggior numero di donne mai elette in Parlamento, con una forte presenza di giovani e più in generale un forte rinnovamento di deputati e senatori.

Bersani prova a formare un “governo di cambiamento”. Non dice mai che il centrosinistra ha subito una sconfitta rispetto alle previsioni, si limita ad affermare  che non è riuscito a garantire la governabilità. lancia un programa di otto punti, respinge possibili intese col Pdl e chiede il sostegno del M5S. Sostegno che Beppe Grillo – un popolare comico di 65 anni cacciato dalla tv quasi 30 anni prima dopo alcune battute sul partito socialista –  rifiuta spiegando che il movimento, per principio, non fa alleanze con nessuno.
Bersani aggiunge che il Pd ha “visto arrivare” il boom di Grillo e il risultato, ma che non è riuscito a impedirlo.
Alcuni membri della direzione Pd sostengono che è stato un errore sostenere il governo Monti.  Bersani in passato ha invece rivendicato la scelta, affermando che avrebbe potuto “vincere sulle macerie” in elezioni anticipate all’inizio del 2012 ma preferito mostrare senso di responsabilità.
In campagna elettorale Bersani ha ipotizzato un governo di centrosinistra aperto però a varie forme di collaborazione, senza escludere alleanze, con i montiani.

Il M5S è un movimento con un programma caratterizzato da istanze ambientaliste e anti-partitocratiche, è favorevole a un forte controllo pubblico in certi settori (acqua, salute, trasporti) ma è antimonopolista in quello dei servizi, chiede la separazione delle attività finanziarie da quelle industriali, sostiene la democrazia diretta.
Per diversi analisti politici il suo successo alla prima presentazione alle elezioni parlamentari è un inedito, per l’Europa occidentale. Il suo 25% circa supera perfino il 21% di Forza Italia nel 1994.
Secondo diversi studi sui flussi elettorali, il M5S ha conquistato il 16% degli elettori al primo voto. Il 30% dei voti viene da elettori del centrosinistra, il 27% dal centrodestra, il 37% da ex astenuti.

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