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Fregnacce su chi può essere candidato e chi no

21 gennaio 2013

I giornalisti candidati sono numerosi, a questa tornata elettorale. O meglio, i giornalisti noti. I magistrati che hanno scelto di candidarsi sono pochi, tre se non erro, ma se ne parla come fossero una legione, a leggere i commenti, forse perché i tre sono piuttosto famosi.

Quello che più mi colpisce, però, è che le candidature siano accolte con scetticismo o aperta critica, perché per la loro posizione “professionale” dovrebbero essere “imparziali”.

Trovo quest’idea di “imparzialità” maledattamente ipocrita, quando non conservatrice e addirittura da “casta” (guardate che parola di merda mi avete costretto a tirare fuori).
E anche assolutamente ridicola, quando a predicare sono direttori di giornali o altri media che spesso sono “partiti” per definizione, con il loro quotidiano sforzo di indirizzare in un certo senso l’opinione pubblica.
E’ politica anche quella.

L’imparzialità è un costume, una pratica, da coltivare mentre si svolge un incarico. E si deve essere – e si  può essere – imparziali anche avendo le proprie idee e i propri convincimenti. Questo vale per qualsiasi persona e qualunque professione, direi.

Normalmente, tutte le persone hanno simpatie e antipatie umane e politiche (e quelle umane non sono meno gravi). Ognuno di noi è, prima della sua professione, del suo mestiere, persona, uomo o donna, con le sue opinioni, anche politiche. E con il proprio diritto di rivendicarle, qualunque sia il lavoro che faccia. Fare finta che non sia così è una distorsione della democrazia.
L’importante è che sia chiara la distinzione, e che magari si adottino delle misure (tipo sul conflitto d’interessi) per evitare rischi.

L’alternativa, è avere le assemblee elettive piene di “politici di professione” – cioè gente che rappresenta “professionalmente” gli elettori, altra deformazione della democrazia – nella variante “tecnico” (tipo il politico francese che ha studiato all’Ena) o “senz’arte né parte” (come da noi, dove si fa spesso politica come mezzo per arricchirsi).
Oppure, con un bel ritorno al passato, potremmo eleggere soltanto ricchi, che non hanno problemi di salario e possono pagarsi campagne elettorali e cotillons. O ancora, farci rappresentare solo da pensionati, in virtù dei loro capelli bianchi e del fatto che sono usciti dal mondo del lavoro e delle professioni. Soluzioni auspicabili? Mah.

Preferisco e di parecchio un giudice candidato (per quanto non ami i populisti: ma non tutti i giudici sono tali) o un mezzobusto candidato o un attore candidato (perché non dovrebbe essere in grado di fare il parlamentare?) a un giudice fintamente imparziale quando giudica o a un giornalista prezzolato quando lavora.

 

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