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La scuola laida

21 dicembre 2012

Ieri, mi raccontano, nel consiglio dell’istituto comprensivo a cui appartiene la scuola elementare che frequentano i miei figli, è andato in scena un classico teatrino politico.

La dirigente aveva proposto infatti nei giorni scorsi di intitolare a Chiara Corbella l’istituto comprensivo, che oggi si chiama via Lusitania, e di cui fanno parte due elementari (Manzoni e Giardinieri, la nostra) e la media Sibari.

Ecco la motivazione, dal sito della scuola Manzoni:
Su richiesta di alcuni docenti della scuola IC VIA LUSITANIA è stata proposta l’intitolazione della scuola a Chiara Corbella in Petrillo.
Questa richiesta è stata avanzata dopo la premiazione alla memoria del Premio europeo per la vita intitolato a Madre Teresa di Calcutta e istituito cinque anni fa dal Movimento per la vita.
In questa occasione si è appreso come Chiara, cittadina di Roma e abitante nel quartiere, abbia dato la vita per mettere al mondo il suo bambino di nome Francesco rifiutando le cure per bloccare, durante la gravidanza, il tumore maligno che l’aveva colpita“.

Per intitolare però una scuola a una persona,  occorre che sia morta da almeno 10 anni. Altrimenti, dice la circolare ministeriale del 1980 che regola la questione (e che in realtà aggiorna una legge del 1927 sulla toponomastica), “è facoltà del Ministero per l’Interno di consentire la deroga alle suindicate disposizioni in casi eccezionali, quando si tratti di persone che abbiano benemeritato della nazione”.

Ora, chi fosse Chiara Corbella potete leggerlo meglio sul link che ho indicato, e  che rimanda a un articolo del quotidiano l’Avvenire (organo della Conferenza episcopale italiana, cioè i vescovi cattolici).

Ognuno dà il giudizio che vuole della storia di Chiara Corbella, e non mi permetto di  usare lei come mezzo per attacchi ad altri. Io, da padre, non ho condiviso la sua scelta, come non condivido la scelta di chi si suicida lasciando il peso della propria morte sui figli. E’ una questione di responsabilità. Non condivido neanche la scelta di avere figli a tutti i costi (per i figli stessi), anche se rispetto le scelte di ognuno.

Non considero l’aborto un diritto, lo considero uno strumento di riduzione del danno, una scelta meno peggio. E credo il numero degli aborti sarebbe ancor più ridotto se la Chiesa cattolica – e i suoi forsennati sostenitori politici, che sono anche peggio – non ostacolasse la contraccezione.

Peraltro, vorrei capire come, in una scuola che impone la religione cattolica già dalla materna (cioè a 3 anni), e che spesso non spiega la cosa più importante della stessa religione (la Pasqua) per timore di impressionare i bambini con la morte di Gesù (ce lo disse l’insegnante nella materna di Zoe), potrebbero spiegare questa scelta agli alunni.  Ma se ne può disutere.

Però, la vicenda del nome da dare alla scuola non finisce qui. Succede che, come scrive un rappresentante che ieri c’era, “la preside ha ritirato la proposta ed è stata nominata una commissione, di cui mi sono sentito di dover far parte, per stabilire i criteri per la scelta del nome. Poi si sceglieranno una rosa di tre o cinque nomi e di farà un vero e proprio referendum popolare a cui tutti i genitori e docenti e personale vario saranno chiamati a votare il nome preferito, che sarà poi dedicato all’istituto comprensivo. La tempistica che più o meno ci siamo dati è la fine di questo anno scolastico. I nomi verranno richiesti una volta stabiliti i criteri base”.

Che è successo? E’ successo che la dirigente (che mi descrivono come sponsorizzata da Italia dei Valori e Comunione e Liberazione; cosa per nulla incompatibile: anzi) voleva fare un blitz. Poi, di fronte anche al rischio di beccarsi una denuncia (un genitore avrebbe minacciato ricorso in base alla circolare del ministero) ha fatto marcia indietro.

Peraltro, dice il rappresentante,  “esistono due documenti con lo stesso numero di protocollo che indicano due provenienze differenti sulla proposta di dare il nome di Chiara Corbella all’istituto”.
La proposta del nome veniva,  secondo questo blog di un altro genitore e altre persone , dall’assessore alla Famiglia del Comune di Roma, De Palo.

Questo aspetto,  quello del blitz, è quello più sconcertante.
Posso capire la scelta ideologica di dare un nome che divide a una scuola pubblica e laica. Non la condivido, per i motivi che ho detto, e  ne avrei proposto un altro (il rappresentante aveva fatto per esempio una proposta interessante: l’unico premio Nobel per la pace italiano, Ernesto Teodoro Moneta).
Invece, come spesso succede, le nobili scelte vengono poi portate avanti coi mezzucci, con le convocazioni in zona Cesarini e soprattutto senza consultare le persone che della scuola sono un’altra parte essenziale, i genitori, per dare modo di discutere.
Ai genitori, peraltro, viene pure viene fatto firmare (come è successo nei giorni scorsi) un foglio per il patto tra scuola e famiglie per il bene degli alunni.Ecco, se ci fate firmare un patto,  se ci chiedete un contributo volontario per le spese della scuola che poi di fatto è obbligatorio, se ci chiedete anche i soldi in più per l’assicurazione dei bambini per fare cassa, per favore poi non prendeteci per il culo.

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7 commenti leave one →
  1. marcello permalink
    21 dicembre 2012 12:34

    contento che Elena vada alla Iqbal Masih
    it.wikipedia.org/wiki/Iqbal_Masih

  2. Massimiliano Di Giorgio permalink*
    21 dicembre 2012 13:14

    I miei figli vanno alla Giardinieri, che fa parte dell’istituto comprensivo. Scuola che si chiama così perché un tempo, appunto, ci formavano i giardinieri del Comune di Roma, quindi mi pare un bel nome pure quello, visto che la scuola è in un parco. Comunque, vorrei sapere se alla scuola vostra, con un referendum, avrebbero scelto Iqbal Masih o Bruno Conti

  3. graziano permalink
    21 dicembre 2012 13:18

    sante parole

  4. Marino permalink
    21 dicembre 2012 14:14

    Non capisco (la questione formale-giuridica mi pare un appiglio) per quale motivo il nome
    proposto di Chiara Corbella non vi piace.
    Ps Avvenire non è l’organo della Cei, la Stampa non è l’organo della Fiat. È il giornale dei cattolici promosso da un Fondazione della CEI

    • Massimiliano Di Giorgio permalink*
      21 dicembre 2012 14:18

      Scusami, l’ho scritto, perch non mi piace, in modo molto chiaro,, e comunque il problema : perch proporre un nome in fretta e furia e impedire di discutere anche altri? La questione giuridico-formale un appiglio, quello che vuoi, per poi contano, se la preside ha ritirato la proposta (in ogni caso, ti ricordo che le questioni formali contano op non contano sempre secondo chi ha interesse a sostenere questa cosa o quella) In quanto all’Avvenire, non ci pigliamo in giro, dai E comunque ho citato l’Avvenire, che ha raccontato la storia, proprio per non interpretare io. Chi meglio dei sostenitori di queste scelte pu farlo?

      • Marino permalink
        21 dicembre 2012 14:34

        Ok. Ho riletto la motivazione: non condividi le scelte di Chiara… Sono d’accordo sul vostro coinvolgimento, magari più su altre questioni che sul nome da dare alla scuola. Ma va bene anche il nome. Sono anche d’accordo sul seguire le norme che aiutano, specie a non farsi troppo prendere da sentimenti e ideologie. Su Avvenire penso sia corretto non chiamarlo un organo, come potrebbe essere un giornale di partito, perché la realtà della chiesa italiana è molto più articolata e i vescovi non intervengono su titoli e articoli (almeno spero).

      • Massimiliano Di Giorgio permalink*
        21 dicembre 2012 14:36

        Ti sorprender, ma anche all’Unit, che non edito da un partito ma da una societ, era pi tempo passato a scazzare col partito che altro, per ci non toglie che sia (prima pi che ora, forse) di partito

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