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Quel che dirò agli Ecologisti (se riesco a parlare all’assemblea di domenica)

14 dicembre 2012

Premesso che la politica mi piace, ma non ci devo campare e non ho l’ansia da candidatura (faccio il giornalista, mi occupo spesso di politica: ma non sono ipocrita, dico quello che penso e quello che voto, poi uno giudica se quando scrivo sono equilibrato o no),

Sono qui per dirvi, da aderente al progetto degli Ecologisti e da elettore  dei Verdi, soprattutto – ma anche di varie formazioni che vanno dal Pd a Rifondazione passando per i radicali – che questa volta bisognerebbe fare una mossa sola. Fermarsi, fermarsi per un turno.
Perché non ci sono le condizioni, e non è solo un problema di decine di migliaia di firme da raccogliere in tempi brevissimi.

Non che io pensi che non ci sia bisogno del pensiero e dell’azione ecologista. E per brevità cito solo i  cambiamenti climatici e più in generale il fatto che portiamo comunque la responsabilità del futuro, di lasciare un pianeta e la qualità della vita ai nostri figli e alle prossime generazioni.

Se dovessi valutare il Pdl e il Pdmenoelle, come lo chiama Beppe Grillo, sulla base della loro idea di sviluppo, concentrata sul concetto di crescita del Pil, direi che non ci sono distanze abissali tra loro. Ma non sono qui per provocare.

Ci sono però i periodi, i momenti che vanno colti, le strategie e le tattiche. Sul lungo periodo saremo tutti morti, noi, ma non i nostri figli e nipoti, dicevo, a meno che non li ammazziamo noi con scelte drammatiche.
Sul breve periodo dobbiamo comunque fare i conti con la realtà.

Il discorso ecologista oggi non è in cima all’agenda politica, e non c’è non soltanto perché i media sono cattivi ( i media spesso appartengono a gente che oltre a informare ha anche altri interessi, e comunque i media sono concentrati sull’istante: è il loro limite) ma perché non riusciamo a far sì che sia così.

Questo è il problema.

Le ipotesi elettorali che stanno di fronte agli Ecologisti oggi sono tutte piutttosto disgraziate.
Andare da soli a livello nazionale non è possibile, non solo perché la legge è quella che è, ma anche perché i consensi sono quelli che sono.
Allearsi col Pd mi pare impossibile, perché comunque c’è il timore da parte loro, che ritengo comprensibile, del rischio di una maggioranza conflittuale che crei più danni che altri.
E poi, per fare l’opposizione interna, il Pd ha già Sel. Un’opposizione di comodo su questioncine come l’Ilva, dove Sel può permettersi di difendere la legalità , la separazione dei poteri e il diritto alla salute, oggi, dopo che Vendola in passato ha avuto un atteggiamento molto più compiacente verso l’azienda (anche perché se l’Ilva chiudesse comunque sarebbe un trauma, pur se bisognerebbe produrre lì altro da quello che si fa ora, appunto guardando al futuro).

Andare con una lista arancione o quel che sia con dentro pezzi di questo e di quello, un po’ di rifondaroli, di giustizialisti, etc, non solo rischierebbe di avere valore di testimonianza, ma sarebbe sbagliato. Dopo che i Verdi hanno faticosamente preso le distanze dall’esperienza dell’Arcobaleno (non quello di 20 anni fa, che aveva un suo senso: quello del 2008), perché riandarsi a cacciare in un casino del genere? (e sorvolo per brevità sui referendum, con cui non sono d’accordo)

Personalmente condivido molte idee di “Cambiare si può”, anche di Paolo Ferrero (molto meno l’idea dei magistrati in politica). Però è tutto il pacchetto che secondo me non sta insieme. Non basta fare la lista No-Monti. Bisogna superare il governo tecnico. Bisogna riorganizzare, ma difendere, l’idea di welfare. Che ha dei limiti e un futuro incerto per come va il mondo, ma non ci possiamo permettere di buttarla via.
L’idea di fare le mosche cocchiere, di influenzare da sinistra (che è una parola dal significato ormai trascendentale, come destra)  è non solo ridicola per una questione di numeri, ma è anche sbagliata in sé. Perché con una serie di altre forze non condividiamo un progetto. Condividiamo delle opposizioni.

Allora, per me, quel che bisogna fare è questo. Stare fuori dalle politiche e dentro alle amministrative.  Alle politiche indicare agli elettori di votare per chi secondo loro rappresenta meglio, o meno peggio, le tre cose importanti per noi: Ecologia (cioè qualità della vita e dell’ambiente), Democrazia, Europa.

Stare dentro alle amministrative, dicevo, perchè nelle città il discorso è diverso, anche se non è che alle ultime elezioni gli ecologisti abbiano brillato, si sono difesi. E cominciare da lì.

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