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In fondo all’ex allievo Fassina piacerebbe il confronto elettorale col professor Monti

14 dicembre 2012

11:42 14Dec12 RTRS-INTERVISTA – Quirinale più complicato per Monti se corre – Fassina

    * Monti deve restare figura di garanzia 

   * Se premier si candida saranno elettori a determinare suo ruolo 

   * Serve intesa con centro per “legislatura costituente” 

   di Massimiliano Di Giorgio 

   ROMA, 14 dicembre (Reuters) – L’eventuale discesa in campo alle prossime elezioni del premier Mario Monti renderebbe più difficile mantenere il suo ruolo di “figura di garanzia” e romperebbe il “patto” sottoscritto all’inizio del suo mandato di governo. 

   Ma se questo dovesse accadere, allora saranno gli elettori a indicare quale sarà il suo ruolo, sulla base del peso di voti. 

   Lo ha detto oggi il responsabile economico del Pd Stefano Fassina nel corso di un forum con Reuters, dopo che sollecitazioni a una candidatura politica di Monti sono venute, oltre che dai centristi, anche dal leader del Pdl Silvio Berlusconi e da alcuni esponenti del Partito popolare europeo. 

  “Diciamo che se corre sarebbe più complicato per lui diventare presidente della Repubblica, perché è stato uno dei concorrenti in campo non dieci anni prima, ma una settimana prima, e perché il patto che è stato fatto a inizio del suo governo è stato di un certo tipo”, ha detto l’esponente Pd, che fa parte della segreteria del leader Pier Luigi Bersani. 

    

   D’ALEMA: “MORALMENTE DISCUTIBILE” DISCESA IN CAMPO MONTI 

   “Interesse dell’Italia è avere una figura di garanzia che si indebolirebbe se partecipasse alla competizione elettorale… Ne abbiamo così poche”, ha spiegato Fassina. 

   Nei giorni scorsi lo stesso Bersani ha detto che “sarebbe meglio che [Monti] rimanesse fuori dalla contesta”. 

   In un’intervista pubblicata oggi dal “Corriere della Sera” l’ex premier ed esponente del Pd Massimo D’Alema ha detto che  “Sarebbe illogico e in qualche modo moralmente discutibile che il professore scenda in campo contro la principale forza politica che lo ha voluto e lo ha sostenuto nell’opera di risanamento…”. 

   Fassina – che ha studiato alla Bocconi quando Monti ne era rettore – sembra però insieme anche quasi attirato all’idea di una competizione con l’antico professore. 

    “Noi non abbiamo alcun timore [di una sua discesa in campo]. Per me sarebbe anche un bene per democrazia, perché viene meno il velo di presunta tecnicità delle politiche del governo Monti, se ne rivela la dimensione politica e ci confrontiamo su un terreno che non cerca più la neutralità tecnica ma rivela per quello che è la portata politica delle misure in campo”. 

   “Monti non si è mai definito progressista, ha una cultura economica diversa e trova nell’ipotesi centrista una applicazione più coerente con la sua impostazione. Io rimango convinto che rappresentiamo pezzi di società diversi”, ha detto ancora Fassina. 

    

   “MONTI TENTATO DALL’IDEA DI DARE VALORE AGGIUNTO AL CENTRO” 

   Il premier, che è anche senatore a vita dal novembre 2011, sta valutando la competizione “perché si rende conto che il centro è affollato di leader ma ha pochi follower, pensa di essere quel valore aggiunto” che può far fare uno scatto ai centristi, ha detto l’economista democratico, che ritiene “piuttosto improbabili” alleanze con il Pdl e ancor meno con la Lega. 

   Il premier “sta valutando in che misura può cambiare la prospettiva elettorale: perché è chiaro che se [i centristi] invece dell’8% prendono il 10%, non è un capolavoro e lui si è bruciato altre possibilità. Sta valutando se può cambiare in modo significativo il risultato. Se si convince che la risposta è sì, si presenta”. 

   In quel caso, però, ha aggiunto Fassina, “saranno gli elettori a decidere quale sarà il ruolo di Monti”. Un accenno, questo, a un possibile incarico da ministro. Ma di Monti, comunque, “l’Italia non potrà fare a meno”. 

   L’esponente Pd ha escluso che se il centrosinistra vincesse le elezioni alla Camera, ma non riuscisse a raggiungere la maggioranza assoluta al Senato, Monti potrebbe tornare a fare il premier, anche se ha confermato l’idea di una collaborazione con i centristi dopo le elezioni per una “legislatura costituente”.  

 

 

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