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Il parodosso della stabilità (Monti, Pd, riforma elettorale)

1 ottobre 2012

La condizione fondamentale perché ci sia un Monti-bis, cioè un governo di “grande coalizione”, che assicuri – dicono i fan – stabilità nel  percorso del risanamento e delle riforme, è che nessuno vinca le elezioni della primavera 2013.
Il che significa, prevedibilmente, che il prossimo sistema elettorale dovrebbe essere molto orientato in senso proporzionale, in modo che nessuno dei grandi partiti – e in particolare il Pd – possa governare da solo.

Per anni ci è stato detto che il proporzionale favoriva l’instabilità politica. Ora, nei fatti, ci promettono esattamente il contrario. La stabilità è favorita solo dalla “grosse koalition”, e per ottenere la “grosse koalition” serve che nessuno vinca le elezioni.

Per questo obiettivo sostanzialmente lavorano i montiani, ma anche il Pdl. Perché, sapendo di non poter vincere le elezioni, il Pdl punta a impedire che sia il Pd a governare (da solo o in posizione comunque prevalente in una ipotetica coalizione di centrosinistra).
Il partito di Silvio Berlusconi punta ad assicurarsi una percentuale significativa – i sondaggi dicono tra il 15% e il 20%, ma con una percentuale attuale di astenuti o indecisi che raggiunge quasi il 50%, che rischia di falsare molto i dati – utile sia per diferendere gli interessi aziendali sia per condizionare, nel caso, il governo di coalizione.

Quando il Pd dice che l’ipotesi di un Monti-bis è possibile solo con un pareggio, in realtà spalancaun portone a Monti. Perché i montiani stanno facendo di tutto per arrivare al pareggio, appunto.
Il problema è che il Pd non sembra in grado di evitare un possibile accordo tra centrodestra e centro sulla riforma elettorale. E neanche, alle elezioni, di mettere insieme una coalizione di centrosinistra (senza Udc e moderati) sufficientemente omogenea.
Quindi, allo stato attuale, il partito di Bersani (e di Renzi) rischia di impiccarsi al “senso di responsabilità” anche questa volta, dopo aver dato il via libera a Monti nel novembre 2011. Difficicle che arrivi a dire: noi non ci stiamo.

Una possibilità potrebbe essere quella che indicava sabato scorso Stefano Ceccanti, e cioè: accettate il semipresidenzialismo voluto dal Pdl  in cambio del sistema elettorale a doppio turno, in modo da favorire la formazione di un governo maggioritario.
Ma, anche ammesso che il Pd trovi l’accordo interno su questa posizione, il che non è affatto scontato, non è detto che ci siano i tempi per la necessaria riforma costituzionale (cioè il doppio passaggio a Camera e un passaggio al Senato) e che poi il Pdl rispetti la parola – o che il pdl si fidi del cambio di posizione del Pd.

Come si esce da tutto questo? Immagino che sia lo stiano chiedendo anche al Pd.

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  1. andrea permalink
    1 ottobre 2012 13:52

    L’analisi è corretta. Il PD dovrebbe esporsi su questo punto: nessuna grande coalizione a guida Monti dopo il voto. Se la si vuole, la si faccia “alla tedesca”, con il premier del partito di maggioranza relativa e che tagli fuori tutti i partiti minori. La legge elettorale non influenza, di per sé, la stabilità politica. Semmai, un pochetto, quella dei governi, ma nemmeno troppo. Vi sono paesi dove il proporzionale porta stabilità di governo (Spagna, Germania). Insomma, bisogna sgomberare il campo immediatamente da ogni dubbio. Non ci sarà mai un monti-bis. Questo Bersani dovrebbe dirlo. Tanto poi, se non vinci le elezioni, vuol dire che le hai perse. Proporzionale, maggioritario, uno o due turni che siano.

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