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Memorie di un portavoce ministeriale

28 settembre 2012

Ieri mi è capitato di chiacchierare con un portavoce ministeriale che conosco da qualche anno, una persona gentile e simpatica che però non sento se non per motivi di lavoro.

In attesa che il suo ministro arrivasse, si parlottava insomma del più o del meno, in un’atmosfera di relax, anche con altri colleghi. In particolare, si chiacchierava dei “bei tempi”, quando non c’era la crisi, non si parlava tutti i giorni di casta e alle cerimonie per eventi importanti a si mangiava bene.  O si mangiava. Cosa che oggi succede soltanto a eventi di aziende private (io di solito non mangio nulla perché sono preso dal lavoro)

Ai tempi di Berlusconi, diceva il portavoce, “si pigliava l’aereo pure per andare a Frascati… Adesso si prende il treno quasi sempre. E se il ministro prende l’aereo, non ci stanno più i carabinieri che lo scortano fino alla fine. Fa la fila con tutti gli altri”.

(Piccolo aneddoto sul ministro che il portavoce seguiva prima di questo. Risale a pochi anni fa. Avevamo concordato un’intervista, con tanto di tv e fotografo. Ma alla fine a farla fummo solo io e il collega del servizio internazionale, perché il ministro non era andato dal parrucchiere e non se la sentiva di affrontare l’obiettivo)

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