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1993 (o della gioiosa macchina del tempo)

22 maggio 2012

Leggendo i commenti tra ieri e oggi, direi che sulle amministrative c’è una generale concordanza, o un timore diffuso, sul fatto che l’Italia sia in una situazione simil-93, l’anno in cui la gioiosa macchina da guerra dei Ds sembrava destinata ad arrivare al parcheggio di Palazzo Chigi, dopo aver vinto con la nuova legge elettorale nelle grandi città. Ma nel ’94, poi, le elezioni politiche le vinse Silvio Berlusconi con il carrarmato Forza Italia.

Anch’io ieri ho pensato al ’93, per una serie di circostanze (crollo del Pdl, governo tecnico, allarme terrorismo, exploit del M5S al nord, centrosinistra che vince le amministrative un anno prima delle politiche…).
Però, dato che la storia non si ripete, la mia non era un’affermazione apodittica, ma un invito a ragionare. Vedo invece che alcuni commentatori puntano sulle ricostruzioni da laboratorio, forzando in questo caso la realtà a favore dei paragoni. Lo fa per esempio sull’Unità Francesco Cundari, che si lancia in arditi paragoni tra Lega Nord e “grillini”.

Bisognerebbe, per onestà intellettuale, esercitarsi pure sulle differenze tra oggi e il ’93. Tanto per dirne una: Milano, 19 anni fa, era il laboratorio politico della Lega e poi di Forza Italia, mentre oggi ha una giunta di centrosinistra guidata da un esponente vicino a Nichi Vendola.
Un altro esempio: il governo del centrodestra non è caduto su una replica di Tagentopoli, ma per i suoi contrasti interni aggravati dalla crisi, una crisi peraltro sconosciuta all’epoca, dato anche che non esisteva l’euro.
Un altro esempio: nel ’93-’94 il Pci si era da pochissimo trasformato in Pds, perdendo pezzi, non c’era neanche il nuovo centro-trattino-sinistra.
Un altro esempio ancora: la mafia bombarola dei primi anni 90 ha lasciato spazio a una mafia sempre più finanziaria, che usa altre armi.

E poi, questi ritratti del M5S come di una roba a metà tra Lega e Uomo Qualunque sono completamente sballati, e dimostrano casomai che in Grillo si vede quel che si vuol vedere.
Per me, ad esempio, il M5S somiglia di più al Partito Pirata che si sta affermando nel nord Europa, sia per la sua diffusione via Internet che per le caratteristiche da “nerd” dei suoi esponenti. Immagino che per altri elettori conti di più il discorso contro i partiti che rubano, per altri ancora il messaggio ecologista, etc etc.
Per il Pd, ovviamente, conta di più il “qualunquismo”, cioè il proporsi dei grillini come anti-Pd-Pdl.

Detto questo, ha ragione Angelino Alfano quando dice che gli elettori del Pdl (e immagino anche un po’ di quelli della Lega), in gran parte, non sono andati a votare in questo turno elettorale, e dunque, dopo aver punito il proprio partito, stanno lì che aspettano qualcosa.
Ma quel qualcosa, the next big thing, non è per forza Berlusconi che può dargliela, dopo quasi vent’anni. Può dargliela l’Udc, per esempio, se riesce a mettere mano a un nuovo centrodestra (e togliersi di torno Gianfranco Fini). Può dargliela una neodestra tech e plutocratica (capitanata da Marina Berlusconi!). Può dargliela un qualche genere di estrema destra rafforzata dalla recessione, forse. Può dargliela anche il grillismo, al limite, che però va bene al nord, mentre al sud vanno meglio i centrismi vari.
Ma può anche non dargliela alcuno, nel senso che non è scritto da nessuna parte che un partito di centrodestra o destra debba essere maggioritario alle prossime elezioni. Gli elettori potrebbero comunque disertare le urne, confusi e/o incazzati.

Il che non risolve comunque i problemi del centrosinistra, del Pd. Che è il primo partito sec0ndo i sondaggi, ormai da mesi, ma con una percentuale di indecisi sempre alta. E che comunque deve mettere insieme una coalizione che non pare così omogenea, a dirla tutta (anche se c’è chi pensa che debba correre da solo, con questo sistema elettorale).
Bersani ha detto e ridetto che vorrebbe allearsi coi moderati, cioè con l’Udc, per una legislatura di ricostruzione, alle elezioni del 2013. Questo in fondo è un riflesso condizionato alla Pci, però. Negli anni 70, dopo il golpe in Cile e col timore di colpi di stato reazionari, Berlinguer pensò al compromesso storico con la Dc. A fine anni 80, per poco tempo, Occhetto s’inventò l’ipotetica alleanza con la Dc (la chiamarono rivoluzione copernicana). E Bersani pensa ora all’Udc per evitare una “remontada” della destra (che è più estrema che moderata, di questi tempi).
Ma non è manco escluso che un Udc che corra da solo possa erodere consensi a destra, e che complessivamente l’ex area Pdl-Lega etc ci metta una legislatura almeno a riprendersi dal dopo-Berlusconi.

Sia come sia, resta il fatto che per il Pd (e per l’Italia?) sarebbe meglio votare il prima possibile, anche con l’attuale sistema elettorale.

 

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One Comment leave one →
  1. 24 maggio 2012 21:14

    Accidenti, del disastro di Occhetto mi ricordo pure io. Comunque al momento gli esiti delle elezioni sembrano governati per lo più da eventi fisici, tipo la carenza di risorse e quattrini. Sono curioso di vedere come si metterà; avremmo bisogno di un parlamento efficace, ne avremo uno nuovo l’anno prossimo? Non so.

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