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27 aprile 2012

PRESENTAZIONE LIBRO “UNA GABBIA ANDO’ A CERCARE UN UCCELLO”

Con Luciano Canova, autore, e Mario Tozzi, geologo e conduttore radio-tv (modera il sottoscritto)

 

3 MAGGIO 2012, ORE 18, LIBRERIA MEL BOOKSTORE

VIA NAZIONALE 254 (Fermata metro linea A Repubblica), ROMA

 

 

La felicità si realizza in un contesto di relazione in cui l’uomo interagisce con l’altro e con l’ambiente, ed è tale complessità che la teoria economica deve avere l’ambizione di cogliere. L’uomo che si illuda di rappresentare se stesso completamente ab solutus da ogni legame – con l’ambiente, con il passato, con l’altro – è liberò sì, ma soltanto di essere solo.

   È questa la tesi forte di “Una gabbia andò a cercare un uccello – L’ambiente e il suo valore” (Libri Scheiwiller, Gruppo 24 ORE), scritto da Luciano Canova, giovane docente di Economia sperimentale alla Scuola Mattei e blogger della rivista online “Linkiesta”.

   Per l’economia neoclassica felicità è la lotta per massimizzare. Da animale ottimizzante, l’uomo consuma, sostituisce e combina, in un processo che si replica all’infinito, approssimando l’equilibrio perfetto che avvicina all’idea di assoluto. La questione ambientale non sfugge alla regola: capitale naturale e capitale tecnico sono esattamente sostituibili e durano all’infinito.

L’idea di mercato perfetto anestetizza la rete di connessioni emotive che vincola l’uomo ai suoi simili e all’ambiente che lo circonda. È la vittoria postuma di Platone su Aristotele: l’uomo è un animale in apparenza non relazionale, che si avvicina all’assoluto al prezzo di emanciparsi dal vincolo dell’interazione.

   Ma seguire questo approccio significa, per dirla con il Kafka – da cui viene il titolo del libro – immaginare che una gabbia possa partire alla ricerca di un uccello. Il rischio è quello di ingabbiare tra le maglie troppo strette della funzione di produzione neoclassica ciò che è libero (e forse non catturabile) per definizione: la natura. L’uomo, infatti, resta un animale sociale.

La felicità non può essere misurata, ma la propensione a costruire relazioni con il prossimo ne fornisce un’approssimazione discreta. Che va indagata e restituita alla complessità che le spetta.

(il comunicato stampa è un copia-incolla solo un po’ rifinito della recensione del compare Roberto Bonzi)

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