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Via Salandra

27 marzo 2012

Via Salandra è una relativamente piccola strada di Roma che prende il nome da un  presidente del Consiglio, il conservatore Antonio Salandra, che forse è ricordato soprattutto per aver portato l’Italia nella Prima Guerra Mondiale.

Via Salandra parte da via XX settembre e arriva a via Carducci, incrociando via Flavia, dove ha sede il ministero del Lavoro. Ogni mattina su quella strada passa una rilevante quantità di traffico, tra auto e moto, taxi, furgoni e perfino bus, che proviene da piazza della Repubblica.

Una strada che però è un budello, perché è stretta, e perché nonostante sia stretta è piena di auto parcheggiate in divieto di sosta.

Via Salandra è anche nota, ma non a tutti, perché lì c’è da anni la sede nazionale dei Verdi, pur se il Sole-che-ride vorrebbe venderla per fare cassa.

Perché parlo di via Salandra? Perché purtroppo è un esempio della dicotomia tra il dire e il fare della politica. Non di tutta la politica per definizione, né di quella italiana, ma in questo caso almeno di quella ecologista romana.

L’impegno contro l’inquinamento e il traffico è, almeno nei titoli, uno dei principali punti di lotta politica dei verdi (che oggi sono parte degli ecologisti & civici).
Nei fatti,  però, se la strada dove hai la tua sede nazionale è un budello di traffico impazzito ostaggio di automobilisti che parcheggiano incuranti delle regole, senza che un vigile urbano metta mai il naso (ci passo tutti i giorni in moto a orari di punta, dunque sono un testimone abbastanza attendibile), be’, diciamo che fai una figura di merda. Perché non sei manco capace di fare qualcosa nel tuo piccolo.

(ps: me la sto prendendo da un po’ coi verdi, lo so, ma è davvero per affetto)

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5 commenti leave one →
  1. Corrado permalink
    28 marzo 2012 03:54

    Manca una parola: “Via Salandra è una relativamente strada” piccola? Grande? Vecchia? Nuova? Colorata?

  2. Massimiliano Di Giorgio permalink*
    28 marzo 2012 07:07

    piccola, sorry. Ho corretto nel testo

  3. 31 marzo 2012 01:30

    Meno male che MDG c’è: sapevo mica che quella si chiamasse via Salandra. La descrizione, però, era perfetta. Impossibile pensare ad un altro ingorgo continuo come quello.

    Però sarebbe ora che ti arrendessi: le città sono irriformabili. Saranno sempre sporche, rumorose, trafficate. E sì, lo è anche Zurigo. Di meno? Forse. Ma l’utopia delle città con soli bus elettrici, che riciclano e non sprecano e accolgono e fanno da fulcro di chissà quale sviluppo è solo quel che è: una utopia.
    Ti piace il verde, l’aria pulita, il cinguettio delle bestioline alate? Te devi da move. L’uomo, ammucchiato ai suoi simili, genera più merda di quanto sappia smaltirne.

    • Massimiliano Di Giorgio permalink*
      31 marzo 2012 06:20

      “Te devi da move” da sola e’ gi una frase monumento.
      Per io so’ pigro e preferisco cambiare er posto andosto’, invece che annammene.

      • 6 aprile 2012 12:41

        Lo capisco. Ma allora dovresti avere un altro pazzo come Mussolini che tira giù la Roma storica e la ricostruisce con torri attrezzate di pannelli fotovoltaici, impianti di riscaldamento e raffreddamento sostenibili e tutti gli strumenti di edilizia biocompatibile vari ed eventuali. Una città di vetro e cemento armato come Berlino.

        Un posto ancor meno appetibile di quanto non sia ora. Almeno dal mio punto di vista, è chiaro.

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