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Sono di sinestra

2 marzo 2012

[Premessa necessarissima: altri avranno detto le stesse cose che sto per dire io meglio e con più autorevolezza. Lo immagino, non lo so, e non ho manco voglia di andare a verificare né di citare per l’ennesima volta, che palle!, la nota canzone del marito di Ombretta Colli]

Una volta o l’altra dovremmo pur ammettere che destra e sinistra sono soltanto categorie dello spirito, una specie di idoli nella caverna, che stanno lì, in quel mondo ideale e non hanno molto a che vedere con noi terricoli.

Ma no. C’è chi continua a dibattere – alimentando  il gossip politichese – su destra e sinistra come fossero robe vere.
Fossimo in un altro secolo, la disfida tra Nichi Vendola e Walter Veltroni – col primo che ha accusato il secondo di essere “destra col loden” -avrebbe portato a un bel duello, come tra Cavallotti e Macola e sarebbe finita lì, col morto. Invece il duello si consuma via agenzie stampa, interviste e dichiarazioni dei rispettivi (e numerosi purtroppo) padrini, e termina solo per noia. E con Veltroni che un altro po’ si mette a piagnucolare come un bambino offeso.

E’ curioso che a dare del destro a Veltroni, in fondo, sia stato l’ex candidato segretario di destra di Rifondazione comunista. Se volete un convincente ritrattino di Vendola e del suo partito potete chiedere al mio amico Checchino Antonini: per lui Vendola rappresenta la destra più insidiosa, quella che prova a travestirsi da sinistra.
(Per Checchino ovviamente anch’io sono di destra, ma almeno una destra simpatica)

L’altro giorno mio fratello mi chiedeva lumi sulla guerra civile spagnola, perché stava leggendo “Omaggio alla Catalogna” e a un certo punto si è perso su chi fosse di destra e chi di sinistra davvero, considerato che Orwell scriveva dei dissidi nel fronte antifascista (dove a un certo punto ci si ammazzò allegramente mentre il nemico fascista avanzava).

E a leggere tutti i pipponi degli altrimenti onorevoli Wu Ming sull’importanza di destra e sinistra eccetera (su quanto siano di destra o di sinistra gli elettori di Beppe Grillo, per esempio), mi è tornata su, come un bolo non digerito l’insostenibile leggerezza della questione. Di cui ogni tanto sono vittima anche io, e l’ammetto.
Se sento che uno è di destra istintivamente lo considero alla stregua di un fascio e alzo gli schermi di difesa, come in Star Trek. Poi provo a ragionare, anche se resto diffidente. E del resto continuo a scazzare regolarmente coi miei amici per cui il termine sinistra è un valore di qualche tipo.

Allora, lo dico. Non esiste la destra, non esiste la sinistra. Esistono tante destre e tante sinistre. Che si incrociano, si mescolano, si combattono, si alleano, si corteggiano.
[Per convenzione, chi fa discorsi di questo tipo qui, è di destra. Al massimo, di centro (altra espressione insensata). Tipo quelli che dicono: premesso che ho amici negri, gay e meridonali]

Potrei citare la relatività, appellarmi all’importanza dei cambi di prospettiva – e cioé. le cose cambiano secondo il punto da cui le guardi, spesso – ma credo non servirebbe a granché.
Però continuo a trovare bizzarro che per qualcuno che considera convenzioni, e come tali invenzioni, le divisioni geografiche e di epoche storiche, per non parlare della divisione in razze, sia normale usare delle etichette svuotate di senso come destra o sinistra.

Invece, qualcuno pensa che usare una parola del genere continui a evocare immediatamente un quadro preciso di idee, principi, valori, programmi. Insomma, una bella parola magica.

Un giorno poi farò l’elenco delle cose per cui sono di sinistra, quelle per cui sono di destra e quelle X. Tipo i test estivi di Repubblica.

E un giorno in cui avrò più tempo e capoccia farò una bella dissertazione seria per spiegare, testi alla mano, perché questa roba è una stronzata. Che, come Babbo Natale, ha tanti fan. Anche se non esiste.

 

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6 commenti leave one →
  1. 2 marzo 2012 16:29

    bello. secondo me però c’é una differenza. non che questa sia riflessa nei partiti e negli schieramenti italiani, cioé, la differenza c’é ma non è rappresentata; nella dicotomia tra uguaglianza e libertà, costretti a sacrificarne una e preservarne l’altra, quelli di sinistra scelgono di preservare l’uguaglianza. quelli di destra la libertà.
    detto questo ci sono anche coloro che rispondono: “cazo te voret ti?”. sono quelli della lega.

    • Massimiliano Di Giorgio permalink*
      2 marzo 2012 16:32

      ma manco per sogno. Questo ti pare a te. A me sta pi a cuore la libert, per dire. Non che sei un comunista cinese, per caso?

  2. 2 marzo 2012 17:13

    Lo hai già detto che la questione è stata dibattuta, ma sono quasi sicuro che questa non l’avevi letta. Vista da destra dal macroeconomista
    http://gregmankiw.blogspot.com/2007/12/how-do-right-and-left-differ.html

    • Massimiliano Di Giorgio permalink*
      2 marzo 2012 17:18

      Interessante, soprattutto l’ultimo punto. Ma quello solo un pezzo della discussione, mica c’ solo l’economia.

Trackbacks

  1. Perché dovremmo ringraziare Beppe Grillo « il sub (senza muta né uniforme)
  2. Che cosa finirò per votare (post della serie: “e chi se ne frega”) « il sub (senza muta né uniforme)

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