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Referendaria

10 maggio 2011

Referendum, su nucleare si decide a fine maggio, rischio quesiti

di Massimiliano Di Giorgio
ROMA, 10 maggio (Reuters) – Per capire se gli italiani saranno chiamati a votare sul ritorno dell’Italia al nucleare bisognerà aspettare probabilmente fino alla fine di maggio, quando, dopo il voto della Camera sull’emendamento “congela- atomo”, la parola finale spetterà alla Cassazione, per la prima volta nella storia referendaria.
Ma la decisione della Corte Suprema, dicono i sondaggisti, potrebbe avere un riflesso anche sugli altri referendum del 12-13 giugno, i due sull’acqua pubblica e quello sul cosiddetto “legittimo impedimento”. E potrebbe innescare, secondo l’esito, un nuovo capitolo della polemica condotta dal premier Silvio Berlusconi e dal centrodestra contro la magistratura.
Stando al governo, la partita sul nucleare sarebbe chiusa già dal 20 aprile scorso, quando il Senato ha votato un emendamento al decreto legge omnibus che sopprime tutte le norme sulla costruzione di nuove centrali. “Con l’emendamento vengono abrogate esattamente le norme che sono oggetto del quesito referendario”, spiegava in aula il ministro dello Sviluppo Paolo Romani.
Qualche settimana prima, l’11 marzo, in Giappone era scoppiata la più grave crisi nucleare degli ultimi 25 anni, e un un sondaggio Ipsos dava al 78% i contrari all’energia dall’atomo, con un importante turno di elezioni amministrative alle porte, il 15 e 16 maggio.
Il governo aveva dunque deciso di non rischiare, rimandando a dopo l’estate ogni mossa, come aveva spiegato lo stesso Romani, in attesa di una verifica europea sulla sicurezza nucleare.
Ma il decreto 4307 – che scade il 30 maggio – deve essere votato anche dalla Camera, prima di diventare legge ed essere pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, per essere valutato dalla Corte di Cassazione. E dunque per far revocare il temuto referendum.

IL CALENDARIO E LA CASSAZIONE
Secondo il calendario di Montecitorio – che però potrebbe subire modifiche fino in ultimo, avvertono i funzionari – il provvedimento deve arrivare in aula alle 12 del 17 maggio, martedì della settimana prossima, per la discussione generale. Entro le 14 dello stesso giorno sarà possibile presentare emendamenti. Poi, il giorno dopo, il 18 maggio, nel pomeriggio, si terrà la votazione.
Una fonte della Cassazione ha detto a Reuters che “la Corte deciderà nel più breve dei tempi, una volta che il testo sarà stato pubblicato dalla Gazzetta, ma i tempi dipendono da loro (dalla Camera)”.
“In ogni caso, questa è la prima volta che si arriva a un esito del genere”, ha detto ancora la fonte.
Sarebbe infatti la prima volta che in Italia un governo abroga una legge – pur se, in questo caso, annullando la scelta del nucleare si mantiene in vita l’Autorità per la sicurezza nucleare – per cercare di evitare il referendum.
In passato alcuni governi avevano tentato di modificare almeno in parte le leggi oggetto di consultazione, facendosi bacchettare dalla Corte Costituzionale.
Negli ultimi anni, poi, le forze politiche – soprattutto di governo – contrarie ai referendum si sono mosse soprattutto per impedire che si raggiungesse il quorum del 50% dei votanti più uno, annullando così la consultazione.
Dal 1997 a oggi nessun quesito referendario abrogativo ha mai raggiunto la soglia di validità.

BATTAGLIA LEGALE
I promotori del referendum, presentato all’epoca dall’Italia dei Valori, si preparano adesso alla battaglia per dimostrare davanti ai giudici che la decisione del governo, se la Camera dovesse confermare il voto del Senato, è “un imbroglio” o al massimo “un differimento” e che il referendum si deve fare.
A sostenere la tesi dei dipietristi è il professor Alessandro Pace, un costituzionalista di fama, già legale della Cir di Carlo De Benedetti, che ha già difeso di fronte alla Consulta il quesito.
Ed è certo che oltre alle questioni più squisitamente giuridiche i difensori del referendum allegheranno anche le dichiarazioni rilasciate da Berlusconi alcuni giorni dopo il voto di Palazzo Madama, quando il premier affermava: “Se avessimo fatto il referendum avremmo rinunciato al nucleare per lungo tempo. Invece io spero che tra uno o due anni si potrà ritornare sulla scelta dopo che si sarà fatto chiarezza sulla tecnologia”.
“I nostri legali sono pronti, vedremo come va il voto alla Camera, poi ci appelleremo alla Cassazione”, ha detto a Reuters il presidente dei Verdi Angelo Bonelli. “Per noi conta una sentenza della Corte Costituzionale del 1978, secondo cui l’abrogazione delle norme che si vogliono sottoporre a referendum deve essere effettiva”.
Se la Cassazione dovesse dare ragione ai referendari, e dunque decidere che il referendum va fatto, è possibile che il premier Berlusconi spari di nuovo a zero sui magistrati “eversori” – come ha definito nei giorni scorsi i pm milanesi che lo hanno portato a processo con varie accuse – dando il via a una nuova polemica con le toghe e l’opposizione.
Ma la polemica potrebbe anche confondere gli elettori e oscurare gli stessi referendum, due settimane dopo, giocando a favore del governo.

NUCLEARE “DIRIMENTE” PER GLI ALTRI REFERENDUM?
Al contrario, gli anti-nuclearisti potrebbero anche dichiarare di aver vinto se la Cassazione decidesse di revocare il referendum, dopo le nuove critiche globali all’impiego di questo tipo di energia provocate dall’incidente alla centrale giapponese di Fukushima Daiichi.
Per rimettere in moto la macchina legislativa pro-nucleare il governo, che oggi ha una maggioranza più debole, avrebbe infatti bisogno di tempo e coesione interna, mentre le prossime elezioni amministrative rischiano di metterlo in difficoltà e le prossime elezioni politiche sono comunque previste per il 2013, sempre che non si vada al voto anticipato.
Ma in realtà, le associazioni ecologiste e alcuni partiti di centrosinistra temono da un lato una rapida mossa pro- nucleare del centrodestra e dall’altro un flop degli altri referendum, e in particolare di quelli sull’acqua pubblica.
“L’affluenza ai referendum sarà alta se ci sarà di mezzo il nucleare, se no, no”, ha detto a Reuters Nicola Piepoli, uno dei più illustri sondaggisti italiani. “E’ possibile che a livello locale aumentino l’affluenza alcuni referendum locali, come a Milano, ma non credo che cambierà molto”.
Di avviso simile anche Renato Mannheimer, un’altra autorità in fatto di rilevazioni: “La questione del nucleare è dirimente. Sappiamo che la maggior parte degli italiani è contraria alle centrali. Ma anche se ci fosse il referendum sul nucleare, sarebbe difficile (arrivare al quorum), secondo me. Bisogna aspettare almeno che si pronunci la Cassazione, per capire meglio”.
I promotori del doppio referendum sull’acqua pubblica ostentano invece ottimismo.
Nei mesi scorsi hanno raccolto un milione e 400mila firme sui quesiti – che chiedono di fatto di abrogare la possibilità di dare in gestione i servizi idrici a privati e di fare dell’acqua un business lucroso – e ora dicono che “la nostra sensazione è che ci sia un grande attivismo sul territorio, una grande sensibilizzazione. C’è una maggioranza culturale già consolidata”, ha spiegato a Reuters Marco Bersani, del comitato referendario.
“Il tentativo del governo di depotenziare i referendum sull’acqua sono sostanzialmente falliti. Hanno ammesso che la creazione dell’autorità sull’acqua, la settimana scorsa, non impedisce la consultazione. Ed è già partita la propaganda istituzionale alla Rai sulla materia referendaria”, ha detto Bersani.
Sullo sfondo resta invece la questione del referendum sul legittimo impedimento, che permette al premier Berlusconi di congelare i processi fino al prossimo ottobre, anche perché la legge è già stata in parte abrogata dalla Corte Costituzionale. Promosso dall’Idv, il referendum è stato di fatto quasi ignorato da associazioni e partiti di centrosinistra, nel timore che diventi un plebiscito pro o contro il premier, mentre sull’acqua e sul nucleare, ha detto Bersani, “c’è trasversalità politica sia tra i favorevoli che tra i contrari”.

— Sul sito http://www.reuters.it le altre notizie Reuters in italiano. Le top news anche su http://www.twitter.com/reuters_italia

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