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I fascisti sono contro la libertà di parola. I fascisti non devono parlare?

15 aprile 2011

Leggo che domani verrà presentato a Ostia, nella biblioteca comunale che porta il nome di Elsa Morante, il libro di Domenico Di Tullio dedicato a CasaPound.

Finora le presentazioni di “Nessun Dolore” sono state spesso accompagnate da contestazioni e incidenti, da quanto scrive oggi Linkiesta, parlando della gambizzazione di Andrea Antonini. Spero che non accada lo stesso nel mio ex quartiere, anche se queste occasioni sono spesso irresistibili per un certo tipo di gente che confonde l’antifascismo con l’intolleranza per le idee degli altri, per quanto stronze possano essere (le idee).

Vivo da alcuni anni a qualche centinaio di metri dalla sede storica di casa Pound, all’Esquilino. Probabilmente il loro è uno dei gruppi più attivi nel quartiere, anche a giudicare dalla quantità di manifesti che incollano e delle iniziative che conducono.
Propongono, in grosso, una versione di destra dei movimenti per la casa anni 70, una specie di Autonomia Nera, che mette insieme occupazioni e cultura alternativa, senza perdere d’occhio “valori” tradizionali come la “italianità”. Sono attivi sul territorio (negli ultimi giorni hanno anche pubblicizzato una loro linea telefonica “Chaiama casaPound”), hanno moltiplicato il numero dei centri aperti e delle occupazioni, hanno un movimento studentesco, uno universitario e sono comunque ammanicati politicamente, non solo con la Destra di Storace, ma anche con pezzi del Pdl. E sono buoni amici di Roberto Fiore e Forza Nuova.

E’ gente che non frequenterei, e non frequento infatti. Definirli fascisti è di sicuro riduttivo, ma non per questo li presenterei come sinceri democratici. Direi che sono una sorta di nazionalrivoluzionari, con idee che non condivido ma con un modo di fare e con una scelta organizzativa che può avere una presa e un fascino, soprattutto sui giovani.

Il libro di Di Tullio non l’ho letto e non so se lo farò. Un po’ di curiosità ce l’ho. Contestare chi scrive libri mi lascia un po’ perplesso, ma anche i libri sono “oggetti” politici. Ma contestare non significa impedire di esprimere le idee di qualcuno. Significa contraddirle. E quindi si può fare, si deve fare, senza violenza. Proprio perché – e mi è già capitato di dirlo – c’è una insopprimibile contraddizione nell’idea che i fascisti, che sono contro la libertà di parola, non debbano parlare.

Detto questo,  Casa Pound è anche la misura della presenza sul territorio – come si diceva un tempo, quando non c’era la Rete… – delle proposte politiche (e sociali, e culturali).
L’idea di estromettere un concorrente di destra come CasaPound con la violenza è, oltre che brutta, anche povera. Povera di idee. Non si può spacciare per antifascismo, che dovrebbe essere il corollario dell’iniziativa politica.

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One Comment leave one →
  1. marcello permalink
    15 aprile 2011 20:51

    mi piace sempre trovare almeno un aggancio in quello che scrivi per romperti un po’ i coglioni… ma devo dire che su quello che hai scritto qui sono completamente d’accordo.

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