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Quanto è cool essere stronzi

25 febbraio 2011

Da ormai diversi anni, la stronzaggine è stata sdoganata ed eletta a valore. E la cosa sembra essere andata di pari passo, cronologicamente, con la messa all’indice del buonismo (che non è la bontà, ma l’ideologizzazione, a scopo pubblico-pubblicitario, dell’essere buoni).

Essere stronzi, rispondere male, esibire un po’ di menefreghismo, disinteresse o addirittura disprezzo per il prossimo e per l’interlocutore, è cool, fico. Ed è anche un modello bipartisan, quello dello stronzismo. Accomuna la destra, il centro, (molto) la sinistra.

Non si tratta semplicemente della classica arroganza del potere – che sia potere grande o piccolo non fa molta differenza – ma proprio di un trend generalizzato. Una specie di illusione di massa, più precisamente: quella che comportarsi da stronzi dia, di per sé, potere e renda fichi.

[Ma è anche chiaro che i neofiti del potere, cioè coloro che al potere sono arrivati più tardi, si sentano anche maggiormente incoraggiati a comportamenti arroganti, nel timore di sfigurare]

Nel giornalismo, per esempio, fa scuola non tanto il faziosismo stronzo alla Libero e Giornale – a cui risponde il faziosismo caramelloso di Repubblica e quello parruccone del Corriere – ma il tono stronzeggiante alla Antonello Caporale (che fa sempre sembrare dei poveri deficienti quelli che intervista).

In politica, ha avuto effetti devastanti la stronzezza di Massimo D’Alema (che sarà anche un timido, come dice qualcuno, ma fa del suo meglio per non sembrarlo), che negli ultimi 10 anni e passa ha trovato schiere di imitatori – diciamo pure pappagalli – non solo in altri esponenti politici (minori e maggiori), ma anche in quadri, portavoce, segretarie e segretari personali, membri del servizio d’ordine fino all’ultimo segretario di sezione etc etc.

Insomma, stronzo è bello.

Altro mood di moda, quello cinico, di chi disprezza valori e sentimenti, di chi si pretende smaliziato. Spesso, il cinico è anche stronzo. Non è un pessimista, non ha un atteggiamento filosofico che legge in negativo la natura umana e l’evolversi delle relazioni tra persone.  Questo cinico modaiolo sta al pessimista come il furbo sta all’intelligente.

Il cinico modaiolo sa sempre (o meglio, dice di sapere) come andrà finire, e finirà male. Il cinico modaiolo pensa che in fondo sono tutti stronzi (mooolto più di lui), cacasotto, cinici, doppiogiochisti. Per avere una idea del cinismo modaiolo, basta leggersi i retroscena sui giornali. Sono l’abc del genere.

(1/CONTINUA)

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