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A casa sua ognuno fa quello che gli pare

15 febbraio 2011

Leggo nei commenti di amici e compagni che i pasdaran di Silvio Berlusconi, rivendicando il diritto alla libertà dei costumi contro il moralismo da Stato etico – dopo aver cavalcato loro stessi in precedenza il “proibizionismo” conservatore sui diritti civili –  avrebbero segnato un clamoroso autogol. E dunque bisognerebbe approfittarne per sfidarli ora proprio sul tema dei diritti, a partire dai Pacs.

Una buona idea? Forse. Però è basata su un presupposto sbagliato.
La posizione che i pasdaran (in mutande come Giuliano Ferrara, che è il solito estremista estetico, ma anche in doppiopetto, e sono tanti) sostengono è semplice semplice e molto italiana, anche nella sua ipocrita furbizia: A casa sua ognuno fa quello che gli pare.

[Basta che non si sappia in giro, recita ancora l’adagio. Ma in questo caso hanno prevalso il diritto di cronaca (Berlusconi è un vip, non un privato qualsiasi) e  il gioco politico. Non è una novità del resto che i pasdaran di Berlusconi vorrebbero volentieri restringere le leggi sulla libertà di stampa –  e ci stanno provando anche coi regolamenti Rai]

A casa sua ognuno fa quello che gli pare è un assunto assolutamente lineare e niente affatto libertario. Perché implica che invece in pubblico certe libertà non si possono prendere.
A mignotte non si va per strada, bisogna riaprire le case chiuse (e sarei anche favorevole, ma per motivi diversi da questi). I froci si possono anche amare tra loro, ma al riparo dagli sguardi degli altri (e soprattutto dei bambini).
[E se qualcuno, come è il caso di Marco Travaglio, pensa che il caso Ruby sia paragonabile a quello Marrazzo, con le frequentazioni private di trans, sbaglia. Il perché lo ha spiegato mesi fa Berlusconi medesimo, sapendo di parlare al sentimento del pubblico italico: “meglio andare con belle ragazze che essere gay”].

Altri esempi di questo tipo? Ce ne sono tanti, volendo estremizzare. Meglio procreare in provetta (o abortire) all’estero, di nascosto. Meglio staccare silenziosamente la spina ai malati terminali senza starci a fare un proclama sopra. Meglio farsi un po’ di coca tra amici in privato. Basta non dirlo in giro.
E’ l’Italia, bellezza. Un paese tenacemente ipocrita quanto storicamente cattolico (qualche domanda ogni tanto su questa ipocrisia diffusa gli amici cattolici se la dovrebbero pur fare). Dove la quantità di leggi è  proporzionale alle furbizie e ai modi per aggirarle.

Qualcuno dirà: però Berlusconi ha fatto sesso – a pagamento – con una minorenne, o più minorenni! Quello è un reato! E no, questa è l’accusa dei magistrati, che però va provata. L’imputato è innocente fino a che non sia provato il contrario, e questo dovrebbe essere un principio valido semrpe e per tutti.

C’è però una cosa su cui i pasdaran di Berlusconi  hanno adottato una strategia difensiva che rischia di essere perdente, anche penalmente.
Sostenendo che il premier ha telefonato in questura a Milano perché realmente convinto che Ruby Come Si Chiama fosse la nipote di Mubarak, non soltanto hanno dato l’idea che il loro capo sia un vecchio rincoglionito (o in alternativa che il pubblico sia composto da coglioni creduloni) ma hanno soprattutto ammesso che l’episodio è accaduto.

 

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