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Affinità e differenze tra un gay e un etero

11 febbraio 2011

L’altro giorno, chiacchierando con Ivan Scalfarotto dopo averlo intervistato, ho definitivamente capito che noi eterosessuali che vogliamo i Pacs, ovvero le unioni civili o come si chiameranno – casomai dovesse succedere un giorno che il Parlamento italiano le voti – e gli omosessuali non condividiamo la stessa lotta.

Quello che per noi etero allergici anche al matrimonio civile – perché è una scopiazzatura di quello religioso, perché lo Stato non dovrebbe impicciarsi di amore e fedeltà, perché ci sono motivi anche pratici, come la durata delle pratiche per il divorzio, etc etc etc – sarebbe una conquista, per molti omosessuali sarebbe soltanto un un contentino.

Perché molti omosessuali vorrebbero sposarsi:  anche in Chiesa se potessero. Vorrebbero dare alla loro unione un riconoscimento pubblico,  con una cerimonia vera, con tutti quegli aspetti – sacri, direbbe qualcuno, o pomposi –  che del matrimonio fanno parte. Quelle cose tipo “nella buona e nella cattiva sorte”.

Perché anche gli omosessuali sono persone normali, appunto. Sono credenti o meno, gli piacciono o meno le cerimonie, si innamorano, si disamorano, gli piace o non gli piace farsi fare il filmino del “giorno più bello dellamia vita”, la torta nuziale, le bomboniere etc etc etc.

Quello che per me è  e deve essere puramente un contratto (perché l’amore etc etc sono cazzi miei) per due etero o due omosessuali che vogliono sposarsi risulterà una cosa probabilmente fredda e triste.

Ecco, diciamo che un omosessuale che creda ardentemente nel matrimonio rischierebbe di andare più d’accordo col ministro Giovanardi che con me. Ovviamente se il ministro Giovanardi non fosse un uomo coi paraocchi e scarsamente sensibile ai sentimenti e anche alle umane cose (a parte quelle di Silvio Berlusconi).

Ecco perché ritengo giusto che un omosessuale abbia diritto al suo matrimonio kitsch, e io invece al mio triste Pacs  (pur avendo una compagna fissa da 15 anni e tre figli, e senza manco essere cattolico…).

[Eccessivo? Dipende. Nei favolosi anni 60 in Italia non c’era il divorzio. Il che non toglie che la gente si separasse o convivesse a prescindere dalla legge (e che anche le persone omosessuali, pur se raramente, convivessero).  A dirlo, sembra di raccontare a un bambino di oggi di quando non esisteva né il telecomando né la tv a colori.

(CONTINUA)

 

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2 commenti leave one →
  1. 11 febbraio 2011 15:12

    Hai scoperto l’acqua calda. Si vede che non frequenti molto l’ambiente gay.

  2. Massimiliano Di Giorgio permalink*
    11 febbraio 2011 15:15

    Ecchedé, una colpa signora mia?

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