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Scalfarotto, vice presidente Pd: alleanza con Udc-Fini rischia “crisi sistema”

9 febbraio 2011

ROMA, 9 febbraio (Reuters) – Il vice presidente del Partito democratico Ivan Scalfarotto teme che un’alleanza elettorale tra il centrosinistra e il cosiddetto “Terzo Polo” non risolva i problemi italiani e possa addirittura provocare una “crisi sistemica”, soprattutto se durasse per poco tempo, costringendo a tornare di nuovo al voto.
In un’intervista a Reuters Ivan Scalfarotto, 45 anni, vice presidente del partito insieme a Marina Sereni, dice che il Pd deve avere una linea e una piattaforma politica, altrimenti rischia di essere “portatore d’acqua” del leader centrista Pierferdinando Casini o del presidente della Camera Gianfranco Fini, capo del Fli.
In queste settimane lo scenario di una possibile alleanza elettorale tra il centrosinistra – o almeno il Pd e Sinistra ecologia e libertà, senza l’Idv – e il Terzo Polo, con l’obiettivo di attuare alcune riforme “di sistema”, tra cui quella elettorale, e fa discutere esponenti politici e media.
Ieri Vendola ha bocciato l’ipotesi di alleanze col Fli, ma non con l’Udc, dicendo che intende “destrutturare” il centrosinistra.
“Prima di parlare di alleanze, bisogna stabilire cosa sei tu, come partito”, dice Scalfarotto, che ha esordito in politica come outsider nel 2005, sfidando Romano Prodi e altri leader del centrosinistra alle primarie, riportando oltre 25mila voti.
“Eventualmente eliminato (il premier Silvio) Berlusconi, anche a causa dei suoi giudiziari, quando noi andiamo a governare questo Paese, che piattaforma abbiamo?”.
“Non penso che noi, Partito democratico, dobbiamo fare le nostre linee politiche sulla base delle alleanze politiche che sono possibili oggi, perché se no il rischio è che diventiamo come l’acqua”, dice Scalfarotto.

“IL PD RISCHIA DI DIVENTARE COME L’ACQUA”
“L’acqua non ha una forma, ha la forma del contenitore dove la metti. Così va a finire che se mi alleo con Vendola sono una cosa, se mi alleo con Casini sono un’altra cosa, se mi alleo con Casini e Vendola sono una terza cosa”.
Gay dichiarato, manager aziendale che ha lavorato a lungo in Russia e in Gran Bretagna – oggi è consulente d’impresa per le risorse umane, anche se dice di dedicare sempre più tempo alla politica – Scalfarotto è reduce dall’Assemblea nazionale del Pd dello scorso fine settimana, dove è riuscito a far passare un ordine del giorno sui diritti civili, dai Pacs al testamento biologico, che ha visto l’adesione anche di esponenti di peso come Massimo D’Alema.
“Io non faccio il tifo per l’alleanza con Fii e Casini, perché secondo me… non è un’alleanza che governa il Paese, che invece ha un disperato bisogno di governo. Mi sembra una soluzione transitoria e che non risolve nessun problema del Paese tranne togliere di mezzo Berlusconi”, dice ancora nell’intervista l’esponente politico, che alle scorse elezioni interne sosteneva il senatore e chirurgo Ignazio Marino .
Scalfarotto segnala le differenze politiche tra i vari possibili contraenti dell’alleanza anti-Berlusconi, soprattutto con l’Udc, sulla questione dei diritti civili, ma anche sul nucleare e sulle politiche per il lavoro, pur aggiungendo che “in sede di trattativa se il Pd ha posizioni forti su questo non è detto che debba decidere Casini.
“(Il segretario del Pd Pier Luigi) Bersani ha detto: ‘Ci diamo un programma e poi lo sottoponiamo a tutti’. Sono d’accordo sul metodo, ma voglio vedere il programma… anche perché non so chi tra i cittadini leggerebbe un programma che solo per la cultura è lungo 11 pagine”.
“Vorrei raccontare a questo Paese quali sono le battaglie che ci intestiamo”, dice ancora Scalfarotto, il quale dice che oltre all’indignazione “sull’attacco ai diritti dei lavoratori” nel caso della vertenza tra Fiat e Fiom, “vorrei vedere altrettanta indignazione per le condizioni dei precari, che mancano di ogni tutela”.

QUATTRO ELEZIONI IN CINQUE ANNI?
Tra le battaglie che devono diventare cruciali per il suo partito, il vice presidente cita il “gender gap”, cioè il divario di opportunità tra uomini e donne, che vede l’Italia al 74° posto del mondo: “Noi dovremmo essere il partito delle donne”.
Ma Scalfarotto ritiene che un’alleanza col Terzo Polo “probabilmente” non riuscirebbe a dare risposte in questa direzione, e che rischierebbe di fare la fine dell’Unione, cioè il cartello del centrosinistra che vinse le elezioni nel 2006 per poi sfasciarsi nel 2008.
“Un’alleanza di questo tipo dovrebbe essere solo una estrema ratio… e comunque diventerebbe a tempo, che lo si voglia o no, col rischio di andare a elezioni in sei mesi. Possiamo andare a dire alla gente che in cinque o sei anni si vota quattro volte?”.
Per Scalfarotto si potrebbe “dare luogo a una crisi sistemica”, rischiando anche “un fenomeno di ritiro della delega”, mentre il Pd dovrebbe invece puntare proprio a recuperare il voto di quel “35%-40%” che non vota più per sfiducia.
“E’ legittimo porsi il problema se il tessuto connettivo istituzionale resisterebbe a una situazione del genere. Speriamo”.

(Massimiliano Di Giorgio)

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