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Di nuovo sul luogo del delitto (Imperial Bedrooms)

20 gennaio 2011

D’accordo, non bisogna generalizzare, ma se dovessi dire di che parla Imperial Bedrooms, l’ultimo romanzo di Bret Easton Ellis, sintetizzerei così: è una critica di una generazione, quella del baby boom, finto-giovane, crudele e piena di merda.

BEE ha scritto un romanzo bellissimo, American Psycho, che è meglio del suo esordio di Less Than Zero (Iin my opinion, ovviamente).  Chi ha visto solo il film faccia ammenda e cerchi il libro, non è mai troppo tardi.

Imperial Bedrooms è il seguito, un quarto di secolo dopo, di Less Than Zero. Operazione commerciale, certamente, e in qualche modo nelle prime pagine del libro, quando si parla della reazione di Clay al romanzo e al film (uscito nel 1987, con Robert Downey Jr.), e si intreccia fiction e realtà, BEE lo ammette.

Imperial Bedrooms è, in fondo, deludente. Il tentativo di venderlo come un thriller è patetico. Clay e gli altri personaggi affondano nella noia, e la serie di omicidi che si susseguono nella narrazione non sono affatto sorprendenti.

Deludente, narrativamente (leggendolo ho percepito l’effetto di un salto indietro di anni, con quel presente ossessivo e i periodi lunghi, con poche virgole). Ma interessante nell’assunto.

A 40 anni passati i protagonisti sono nient’altro che vecchi bambini che hanno paura di restare soli , circondati (e camuffati) da 20enni, e se sono cambiati rispetto al 1985 è solo perché si sono incarogniti. Dal punto di vista emotivo, sono sempre gli stessi, calati in un registro che 25 anni fa era trasgressivo, oggi è patetico. Uccidono, o tradiscono, o violentano (per timore di perdere l’affetto, di solito) con la stessa leggerezza con cui vanno a un party, con un distacco crudele.

Mi pare, quella di BEE (nato nel 1964), una bocciatura senza appello dei suoi coetanei (noi), nati in un decennio di sogni, gli anni 60, cresciuti in un decennio di plastica, gli 80.

Da questo punto di vista, però, sembra forse più profonda la riflessione di un altro autore statunitense, Jonathan Franzen, che ha qualche anno in più di BEE (è del 1959) e che in Freedom scrive di tardo-quarantenni.

Qualcuno potrebbe dire che Franzen sia più conciliante coi suoi personaggi, passati attraverso disastri affettivi, personali e politici e alla fine capaci di tentare di accettarsi, e dunque, in fondo di cambiare, di perdono e salvezza. Mentre le “star” di BEE sono destinate alla dannazione, a un inferno di noia.

Ma in fondo il rischio di Imperial Bedrooms – più che di Less Than Zero – è quello del compiacimento, tardivo, del degrado, altrui e proprio, da generazione che si vorrebbe maledetta.

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