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Un sindaco vero, per favore

19 gennaio 2011

La nuova giunta Alemanno sembra già decrepita, e soprattutto rischia di avere una vita stentata per le insofferenze e le insoddisfazioni dentro il Pdl, che è una federazione di bande e capibastone (come il Pd, del resto).

Che Alemanno sia stato il più meravigliato a ritrovarsi sulla poltrona più alta del Campidoglio è cosa nota. Nel 2008 i romani hanno bocciato Francesco Rutelli e Walter Veltroni, prima che premiare l’ex ragazzo della destra sociale. Quindi la sua strada non poteva che essere in salita.

Non che Alemanno abbia fatto danni cosmici, in fondo, fino a qui. Si è inventato la storia del buco per tirare la cinghia e alzare le tariffe. Ha abbandonato il governo del traffico, che è tornato a livelli record. Si è trovato a combattere prima con le opposizioni interne del Pdl che con l’opposizione. Ha fatto molte chiacchiere generaliste. Anche perché, appunto, mica si aspettava che sarebbe andato a fare il sindaco.

E anche il suo ex assessore alla Cultura, il celebrato Umberto Croppi (ex destro sociale, poi verde, poi di nuovo destro, ora con Fini), è uno più noto per la chiacchiera che per le realizzazioni. In fondo ha inaugurato tutte cose messe in cantiere dalle giunte precedenti.

Io non so se il governo attuale di Roma vivrà quanto quello nazionale (cioè poco) o riuscirà a sfangarla fino alla fine della consigliatura, nel 2013.  Quello che però so per certo, è che non voglio un altro sindaco per finta. Uno, cioè, che pensi di usare la città per tentare di fare la sua bella scalata, facendo del Campidoglio un salotto.

Francesco Rutelli è stato un buon sindaco, tanti anni fa. Grazie al fatto che è riuscito a far funzionare un gruppo di persone che lavoravano per la riscossa della città. Poi, nel secondo mandato, si è perso per strada, perché per la maggior parte del tempo pensava a come diventare un leader nazionale. Il risultato, è che oggi rischia di fare il secondo, se non il terzo, a quel candidato di destra che battè al Campidoglio nel 1993: Gianfranco Fini.

Walter Veltroni ha sempre avuto grandi idee. Spesso ha riciclato o adattato grandi idee di altri, ma ci vuole comunque una certa capacità. Ma anche lui, dopo un primo mandato che non era neanche così male – e comunque troppo pieno di parole – è riuscito a far fare harakiri al suo schieramento non solo a Roma, ma anche in Italia. E nessun romano lo rimpiange.

Oggi Veltroni discute di Lingotto 2 etc etc, ma credo si possa dire che ha dissipato praticamente tutto il credito politico, intellettuale e morale che pure aveva accumulato negli anni.

D’accordo, dirà qualcuno. Tutto questo è il passato. Ora c’è pronto Nicola Zingaretti: vedrai, sarà diverso.

Sarà diverso? Non lo so. Non so francamente come abbia gestito fin qui la Provincia, che è un ente piuttosto inutile, per quanto ambito (è pur sempre la provincia di Roma). Quando l’hanno chiamato a fare il candidato alla Regione Lazio ha tentennato non tanto perché aveva già un altro impegno ma perché non era sicuro di farcela. E forse perché non voleva perdere il treno del Campidoglio.

Fino a qualche anno fa, guardando la sua biografia uno non avrebbe dedotto chissà che. Un onesto quadro, figlio del baby boom degli anni 60. Non un leader con doti particolari. Ma come è noto, è tutto relativo. E poi, come diceva quello, un paese che ha bisogno di eroi e di leader non sta messo così bene. E come diceva quell’altro, siamo nani, sì, ma sulle spalle dei giganti.

Però, nani e giganti a parte (e nani e ballerine anche), di Zingaretti si parla a tratti come possibile nuovo leader del Pd (o come si chiama).

Allora, siamo sicuri che, una volta che le bande del Pd siano riuscite a trovare un accordo, non ci ritroviamo poi con un candidato sindaco che sta lì a scaldare la sedia mentre pensa a che farà da grande?

In attesa di leggere il libro di Zingaretti (e figurati se non ne scriverà uno, o magari l’ha già scritto, sulla sua vision), preferisco allora pensare che a Roma; che a a tutte le città, ma a a Roma ancora di più perché è la capitale, è grande ed è una città in decadenza – splendida, ma pur ser sempre decadenza-  da 2.000 anni (la frase è di Walter Tocci), serve un sindaco, un governo, un gruppo di persone, un progetto. Servono delle cose, più che delle parole (nel senso che le parole vanno bene a descrivere le cose che vuoi fare).

Alora, dateci, anzi, diciamoci, un sindaco vero. O almeno uno – o una –  che ci vuole provare sul serio.

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