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De Cataldo cyberpunk (anzi, steampunk)

12 gennaio 2011

[uno degli unici vantaggi dell’influenza bastarda che mi sta tenendo al palo è che almeno posso leggere un po’ di più e scrivere di soggetti extra…]

Dopo aver letto “Il cimitero di Praga” di Umberto Eco e prima di affrontare “Noi credevamo” di Anna Banti (il libro del 1967 a cui si sono ispirati Mario Martone e Giancarlo De Cataldo per il film omonimo), sto leggendo “I Traditori” di De Cataldo.

Ignoro se la definizione “New Italian Epic” sia ancora in voga – dopo averne sentito parlare e polemizzare diffusamente – ma credo che “I Traditori” sia calato perfettamente dentro quel genere di narrazione, facile e dunque capace di attrarre lettori di diverso genere e insieme complesso nella ricostruzione storica e nell’intreccio tra personaggi reali e fittizi (anche se il mio esigente collega Giuseppe criticava proprio la, secondo lui, scarsa accuratezza storica del romanzo; e anche se Eco, che in fondo scrive di un momento storico simile, è un maestro in questo genere di operazioni sofisticate).

Però, invece di tediarvi con le mie riflessioni sul romanzo – che non ho neanche finito di leggere – vi segnalo quella che credo essere una citazione cyberpunk, anzi, steam punk, di De Cataldo.

Nella parte londinese del romanzo, infatti, l’autore intreccia la storia di una delle protagoniste, Striga, con quella dell’inventore Charles Babbage e della matematica Ada Lovelace (figlia di Lord Byron). Babbage e Lovelace stanno infatti cercando di costruire una sorta di computer, o macchina differenziale, e Striga, col suo sorprendente intuito matematico, li aiuta.

Babbage e Lovelace in realtà compaiono in un altro romanzo, scritto 20 anni prima: “The Difference Engine” (in Italia “La macchina della realtà”, 1992, Mondadori), lavoro in tandem di William Gibson e Bruce Sterling, cioè i due più noti autori cyberpunk.

Il romanzo è una “ucronia”, cioè una ricostruzione romanzesca alternativa del passato. In questo caso, il filone si chiama (ancora oggi), steampunk, punk a vapore. Anche perché è a vapore che funziona la tecnologia che popola il romanzo di ambientazione vittoriana di Gibson-Sterling.

In realtà, Babbage non ha mai costruito la sua macchina (si chiamava macchina analitica, in realtà), riuscendo solo a progettarla. Ma viene comunque considerato un antesignano, con un secolo di anticipo, della progettazione informatica.

Leggendo De Cataldo, mi è venuto subito in mente che non poteva essere un caso, la citazione di Babbage e Lovelace. E dunque oggi sono andato a recuperare quel romanzo letto di getto quasi 20 anni fa, e che forse in Italia non è neanche tra i più noti di Gibson.

Ho provato a fare una veloce ricerca in Rete, ma non ho trovato indicazioni su questo passaggio nei vari articoli che parlano del libro di De Cataldo. Probabilmente mi è solo sfuggito, quindi per favore lasciate messaggi se invece trovare qualcosa di interessante.

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2 commenti leave one →
  1. 17 gennaio 2011 14:59

    In questo momento sto leggendo, fra gli altri, l’ennesima delusione proveniente dalla penna di Turtledove. L’uomo – fra i maestri del what if, o ucronie – ha perso il bandolo della matassa, a mio avviso, dedicandosi a esercizi di stile sul suo periodo storico preferito: la guerra civile americana. Una noia.
    Anche l’ultimo di Eco, per la cui allegra capacità di giocare con le parole provo amore totale, mi ha annoiato. E non poco.
    Devo leggere questo clone del Difference Engine o posso farne a meno?

    • Massimiliano Di Giorgio permalink*
      17 gennaio 2011 15:03

      No, quello di De Cataldo non afatto un clone di The Difference Engine! Quello lo scriver io appena possibile!!!! 🙂

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