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2033

5 luglio 2010

Nel 2033 avrò 68 anni, ma non credo che la cosa interessi granché agli altri, eccezion fatta per i miei figli che avranno a che fare con un padre ex baby boomer piuttosto anziano…

Il motivo per cui ne scrivo qui è invece il romanzo di Dmitry Glukhovsky, Metro 2033, in Italia pubblicato da un editore di giochi, multiplayer.it (e si vede, anzi, si legge, dato che ogni tanto l’italiano zoppica: però l’operazione è legata al lancio dell’omonimo videogioco tratto da Glukhovsky, che non conosco).

Glukhovskyha pubblicato da principio il suo romanzo sul web, gratuitamente, prima di essere scoperto e di diventare un fenomeno editoriale, con centinaia di migliaia di copie vendute. Ma non apro il capitolo “scrittori sul web”, ormai noioso (non ne parla più neanche “Il Venerdì”, per dire: è come scrivere di quelli che si sposano dopo essersi conosciuti in chat).

“Metro 2033” è un romanzone epico di oltre 700 pagine, il che, personalmente, desta la mia ammirazione di aspirante scrittore e soprattutto di appassionato lettore di fantascienza e thriller. Mi piace questa capacità descrittiva e affabulatoria, anche se ovviamente bisogna tenere avvinto il lettore e non annoiarlo con digressioni così lunghe che rischiano di divenire inutili.

La storia post-apocalittica narrata nel romanzo è interessante perché si svolge in un universo solo apparentemente chiuso come quello della metro moscovita, che invece pullula di misteri e spazi bui. Il tracciato sotterraneo, con le sue numerose stazioni, è anche uno scenario per descrivere le diverse ideologie in cui si si imbatte l’eroe Artyom, dalla democrazia liberista al comunismo passando per il fascismo, la teocrazia, il cannibalismo (dei nemici) ecologista.

La tecnologia si mescola con il soprannaturale, le citazioni sono evidenti e dunque oneste (è il caso degli Stalker, per esempio), la filosofia dell’impianto romanzesco è solidamente laica, com’è lucido il finale.

Insomma, se non vi fa male il polso a leggere il volumone (a letto pesa, con la sua rilegatura, lo ammetto), “Metro 2033” è una bella scoperta, non solo estiva.

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3 commenti leave one →
  1. 6 luglio 2010 08:56

    L’ho visto l’altro giorno in libreria, ma – confesso – non ho avuto il coraggio di acquistarlo: marchio editoriale imbarazzante, carta da culo, avevo paura che anche la colla della rilegatura fosse radioattiva. Ma se tu dici così, al prossimo giro lo compro.
    Grazie della dritta.

    • 23 luglio 2010 11:03

      L’ho comprato e lasciamelo dire la carta non a niente da ridire, anzi…ce ne sono di moooolto peggiori.
      La rilegatura radioattiva?!?! Marchio editoriale imbarazzante che significa?

      …non lo comprare, fidati…a me sono diventate le mani verdi e presumo che anche le mie funzioni celebrali non funzionino al meglio visto che sto rispondendo ad un leso.

      • 17 agosto 2010 16:28

        Ho atteso di comprarlo e leggerlo, prima di rispondere alle sue frasi un po’ – diciamo così – incerte.

        Non so quanta dimestichezza lei abbia con lo strumento libro: posso invece dirle che si tratta del mio mestiere, o gran parte di esso. E confermo che si tratta di una pessima edizione, stampata male e composta persino peggio. Fra macchie d’inchiostro e refusi, vedove e orfani, l’avessi prodotto io sarei stato oggetto di scherno fra i colleghi e candidato alla disoccupazione perenne.

        Ignorando il perché lei se la sia presa così tanto, le auguro altre – possibilmente più piacevoli – letture. Care cose.

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