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Letterina a Babbo anti-Nucleare…

30 aprile 2010

Care, cari,
vi invio quel ho scritto sullo slancio del prossimo avvio della raccolta delle firme per il referendum sul nucleare, e dell’iniziativa già partita per il referendum contro la privatizzazione delle acque.
E’ un testo che cerca di sottolineare il rischio che se i referendum non avranno il quorum, la società italiana avrà perso su due questioni estremamente importanti. E un appello a mettere da parte le polemiche di cortile e a impegnarsi con tutta l’anima (qualcuno ancora ce l’ha…) perché il quorum si trovi. Pur chiarendo subito che in una situazione in cui da 15 anni non c’è un referendum che sia passato, forze sarebbe stato meglio agire in altro modo.
Il testo è aperto alla discussione e alle modifiche. Una volta che siamo d’accordo, per chi ritiene che sia importante, vorrei postarlo su Facebook e altri siti. Come iniziativa di base.

Baci, e scusate l’eventuale disturbo.

Massimiliano Di Giorgio

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Alle donne, agli uomini, alle associazioni e ai partiti di buona volontà

Negli ultimi 15 anni i referendum abrogativi sono falliti indistintamente perché è mancato il quorum. E’ segno che qualcosa si è inceppato nel meccanismo e che forse, prima di proporre quesiti, bisognerebbe valutare bene quanto siano importanti e universali le questioni che si vogliono porre, ancora prima di pensare a cambiare la legge che li regola. Anche se riteniamo che tale passaggio sia comunque importante per la democrazia italiana.
Ma sul tappeto, oggi, ci sono due almeno iniziative referendarie che rischiano, al momento del voto, di produrre un effetto opposto a quel che si vorrebbe: il referendum sulla gestione dell’acqua e quello sull’energia nucleare.
Se infatti, i “sì” vincessero al momento del voto e però mancasse il quorum necessario, sarebbe difficile sostenere poi che gli italiani sono a “grande” o addirittura “stragrande” maggioranza contrari alla privatizzazione dell’acqua. O che rifiutano la costruzione delle centrali atomiche. Sarebbe difficile dare più forza a modelli diversi di sviluppo. E sarebbe anche difficile, crediamo, dire che lo strumento referendario interessi ancora agli elettori.
Dunque, quello che chiediamo a tutti coloro che sono contrari al ritorno all’energia nucleare e all’alienazione di un bene comune come l’acqua, a qualunque area e fazione politica appartengano, è di cessare le polemiche e di impegnarsi a fondo, nella società, per far passare i referendum e i sì nel referendum.
Referendum che non sono armi elettorali contro o a favore di qualcuno, ma corrispondono soprattutto a scelte strategiche sul futuro del Paese.
E ci piacerebbe, infine, che poi, superata la svolta referendaria, ci si impegnasse concretamente, applicando al tempo stesso una sorta di moratoria dei quesiti, a cambiare la legge sui referendum. Non sarà per niente facile, visti gli equilibri parlamentari, ma occorre almeno provarci.

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7 commenti leave one →
  1. 1 maggio 2010 09:28

    Sono contro la privatizzazione dell’acqua e contro la costruzione di nuove centrali nucleari, appoggerò volentieri questo appello.

    A Saluggia, in Piemonte, c’è la più grande discarica atomica d’Italia in cui vengono riversati gli scarti delle centrali di Sessa Aurunca (CE) e Trino (VC), costruite in Italia tra il 1958 e il 1977.

    Qui si legge l’articolo dell’ARPA Piemonte sulla discarica nucleare a Saluggia
    http://www.arpa.piemonte.it/index.php?module=ContentExpress&func=display&ceid=781

    Qui il resoconto delle analisi effettuate sull’area interessata dagli scarichi radioattivi nel 2008
    http://www.arpa.piemonte.it/upload/dl/Radiazioni_Ionizzanti/Monitoraggio_siti_nucleari/Saluggia/Saluggia_Relazione_monitoraggio_2008_n_8_SS2102_2009.pdf

    Per legge, “gli impianti rilasciano nell’ambiente effluenti radioattivi liquidi ed aeriformi nel rispetto di precise formule di scarico assegnate in sede autorizzativa”.

  2. 4 maggio 2010 10:48

    Caro M.
    sono d’accordo (e non da adesso) sulla natura fragile, rischiosa, impolitica dell’arma referendaria.
    E poi, dati i rapporti di forza, lo scenario se non si raggiungese il quorum (ma anche e soprattutto se lo si superasse di poco) sarebbe catastrofico. L’ambiguità ooltretutto di alcune iniziative referandarie (IDV e l’acqua pubblica, ad es.) delineano un agire politico sempre più emotivo, d’opinione, ingabbiato da personalismo, cesarismo, qualunquismo. Allora l’iniziativa dev’essere politica, strategica, sì, anche dal basso, ma di struttura. E gli interlocutori? Ecco il punto. Ancora una volta un tema (le politiche energetiche alternative, le risorse accessibili a chiunque) cruciale, decisivo, anche culturale, vede il PD asfittico, balbettante, colluso. E del resto cosa aspettarsi da una dirigenza che annovera tra le schiere (ieri) Calearo, oggi Colaninno, domani forse Montezemolo, parlando solo del rapporto con il mondo del lavoro (padronale)? Tuttavia, eludendo la scorciatoia dell’opinionismo, del legalitarismo a tutti i costi, del facile (e comodo) antiparlamentarismo (la casta!!) c’è da percorrere solo quella strada; stanando, galvanizzando, sputtanando la vecchie e nuove classi dirigenti, i quadri, i delegati. Naturalmente facendo fuoco sul QG

  3. Massimiliano Di Giorgio permalink*
    4 maggio 2010 11:46

    Caro F,
    guarda che il Pd avrà sempre pure la sua parte, ma pure l’artri…

  4. luca permalink
    4 maggio 2010 14:43

    caro sub, l’appello non mi sembra linearissimo: chiaro il rischio, meno chiaro il se e come darsi da fare per evitare il flop; ancora meno chiaro è lo scenario dello status quo e non chiarito è il contenuto dei quesiti, soprt. quelli sull’acqua (pubblica o mista?).
    mi sembra che il tema acqua sia un utile terreno di prova della capacità di reazione di questo paese, tenendo potenzialmente insieme una prospettiva ‘universale’ e valoriale con le vertenze territoriali che si stanno moltiplicando. i quesiti referendari che nascono da una spinta ‘dal basso’, ma che godono di una validazione che ritengo altamente autorevole quale quella fornita -tra gli altri- da stefano rodotà, hanno il potenziale di rianimare una stanca e inerte società civile e di rimettere in moto energie utili al di là della racolta firme e dell’esito del referendum. non è un caso che iniziative parassitiche -come quella referendaria ed equivoca di idv e sondaggistica del pd- cercano di mangiarne la scia e anche di confondere non poco le persone (senza considerare le velleità dei percorsi parlamentari Vs. referendum paventate da esponenti dell’opposizione).
    lavoriamo affinchè ci sia una massiccia raccolta di firme che crei un’inerzia positiva per il momento del voto: su questo l’appello dovrebbe essere più netto e indicare con chiarezza quali referendum si vogliano sostenere e quale esito si desidera per la titolarietà dell”acqua e delle sue condotte.

  5. Massimiliano Di Giorgio permalink*
    4 maggio 2010 15:14

    Luca, il quesito referendario sull’acqua che intendo io è quello dei Movimenti.
    Resta però il fatto che in ogni caso, a prescindere da quanti quesiti arrivino al voto, il problema del quorum riguarderà tutti i referendum, quelli buoni e quelli “cattivi” (o meno buoni)….
    Come ho detto, sono assolutamente disponibile a modificare il testo, perché il mio intento è quello di facilitare il consenso e la mediazione su una questione che ci vedrebbe tutti perdenti.
    Però, allora, ti propongo di metterci le mani tu, al testo. Pre renderlo più chiaro, nel senso che intendi tu.

  6. Enzo permalink
    5 maggio 2010 06:14

    Caro max
    Sicuramente supporterò la tua iniziativa; non mi va di sbattere la capoccia contro il muro senza almeno tentare di romperlo quel muro, per cui credo che l’impegno debba essere profuso senza incertezze e sicuramente senza inutili polemiche. Andiamo al sodo, facciamo chiarezza (ha ragione Luca) sugli argomenti e sugli obiettivi innanzitutto. Se vogliamo che ci sia convergenza e quindi forza di persuasione e quindi capacità di coinvolgimento, è necessario che gli argomenti e le strategie siano chiari, semplici nella comunicazione e con la possibilità di essere portati avanti da tutti, dovunque, con convinzione ( che poi è l’unico modo per cercare di convincere qualcun altro) .
    Le riflessioni sulla democrazia partecipativa e i suoi strumenti , che rischiano di diventare armi scariche o addirittura controproducenti, a servizio solo delle fortune mediatico-politiche dei vari protagonisti, sarà bene, secondo me , che attraversino da subito l’iniziativa specifica della battaglia referendaria; la discussione può andare in parallelo e conferirle maggiore spessore. Credo che questo sia in assoluto (la democrazia partecipativa intendo) il tema politico fondamentale dei nostri tempi, e che perciò aggiungerà valore e passione all’iniziativa.
    È ovvio poi che ci dovranno essere solide argomentazioni tecniche che debbono diventare patrimonio comune nella campagna e questo dovrà essere uno dei punti su cui impegnarsi (basta lasciare agli avversari l’esclusiva della praticità e della concretezza).

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