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Prendere le impronte, perché no?

7 luglio 2008

Se c’è una cosa che secondo me qualsiasi governo dovrebbe fare, con le dovute maniere e cautele e garanzie, è raccogliere le impronte digitali e altri dati biometrici (direi addirittura anche il Dna, a scopo medico, non solo per inchieste su reati) di tutta la popolazione residente e immigrata, affidandone il controllo a una autorità realmente indipendente.
Violerebbe il diritto alla privacy, dite?

La privacy, in Italia, sta diventando un fastidioso intralcio alla vita comune. Per esempio, è vietato chiamare un utente per nome in un laboratorio di analisi, con la conseguenza che gli anziani, soprattutto, stanno in ansia col timore di essere stati già chiamati. Qualsiasi categoria professionale (a partire dai medici) oppone un fantomatico diritto di riservatezza quando si chiedono informazioni che pure dovrebbero essere rlasciate normalmente. Si cita la privacy per impedire che vengano diffuse online le dichiarazioni dei redditi in un paese in cui è nota l’evasione fiscale cospicua e di massa.
Poi, nonostante il rigore con cui la normativa sui dati personali viene ormai applicata, emanando regolamenti anche per questioni marginalissime, si consente al governo degli Stati Uniti di frugare tra i “record” sensibili dei passeggeri europei a proprio piacimento.
Privacy a sovranità limitata.

Allora, forse varrebbe la pena di cominciare a riflettere su una società della trasparenza.
Prendere le impronte solo ai Rom o a certi gruppi è chiaramente una discriminazione (anche se preferisco che prendano le impronte ai bimbi piuttosto che, come successo diverse volte non molti anni fa, si sottopongano gli/le adolescenti Rom a radiografie per determinarne l’età). Prendere le impronte a tutti potrebbe invece servire a compiere indagini più efficienti, per dire. Non solo per trovare responsabili di crimini, ma anche per rintracciare persone scomparse.
Fino a che la leva militare obbligatoria era ancora in vigore, ai maschi abili e arruolabili venivano prese le impronte, senza scandalo alcuno.
E poi, un numero crescente di Stati impone ormai il passaporto coi dati biometrici. Dunque, non è così insensato pensare che si possa adottare una tessera personale con tali dati, che funga da carta d’identità e tessera sanitaria, per esempio.

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