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De Castrazione

27 febbraio 2008

Per qualche mese mia madre, nei tempi in cui i miei avevano in casa tre gatti (che però uscivano quando pareva loro per andare a scorazzare nel giardino condominiale o in strada), continuò a dirci che bisognava far castrare Nero, la mascotte, il cocco di mamma, per evitare che uscisse in continuazione di casa, passando la notte fuori, o che spargesse di tanto il suo seme in giro per casa, soprattutto quando gli veniva impedito di uscire. Non era tanto un problema di fastidio, era anche la preoccupazione che il suo preferito restasse troppo lontano da casa, rischiando chissà quali pericoli.
Mio fratello e io ci opponemmo duramente, sostenendo che un gatto è un gatto e che la castrazione è un atto infame (mia madre aveva già fatto sterilizzare Micia, che è un atto infame pure quello, ma lì arrivammo colpevolmente troppo tardi, e poi forse come maschi non eravamo così solidali).
Ora, un gatto cocco di mamma non è un colpevole di abuso sessuale su minori. Ma una persona resta sempre una persona e la castrazione un abuso, che la castrazione chimica funzioni o meno.
Che lo Stato imponga una menomazione è comunque cosa terribile.
Continuo a voler bene a mia madre nonostante la cosa che sosteneva, e continuo a voler bene a Veltroni – che non è un mio parente né un mio amico, ma un leader politico e un compagno di cui ho stima – pur se ha ipotizzato che se la castrazione chimica potrebbe essere accettabile, se funzionasse.
Ho ascoltato le sue parole e dunque so che voleva dire esattamente quello, pur senza usare mai la parola castrazione, ma terapia.
Capisco anche che molti di noi, quando diventano genitori, guardano le cose in un altro modo. Talvolta, in un modo non solo diverso, ma sbagliato. E capisco, perché la provo, l’angoscia.
Quel che Veltroni avrebbe dovuto dire, ma non ha voluto dire – conosce troppo bene i media perché io pensi il contrario – casomai, è che può risultare accettabile una terapia condivisa dalla persona a cui si dovrebbe applicare. Questo potrei capirlo, questo potrebbe avere senso, pur se non ha senso, ed è comunque sbagliato, proporre una menomazione permanente in cambio di un una attenuante, di una pena mitigata, diversa.
Insomma, ammesso che serva a qualcosa e che sia mai possibile, una castrazione temporanea, accettata dal condannato, accompagnata da terapia psicanalitica, e sotto controllo giudiziario.

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