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Chi predica e chi razzola

5 maggio 2007

Intendiamoci: non vengo da una tradizione populista, o qualunquista. Ho sempre pensato che la politica sia un’arte, un’attività umana importante, seria, perfino superiore. Che deve mettere insieme interessi e ideali, che deve rappresentare, mediare. E non ignoro la dimensione professionistica della politica, ci mancherebbe.
Poi però, mi ritrovo a fare i conti con una politica che si pone a distanza siderale dalla realtà, e mi cascano un poco le palle.
(Ri)intendiamoci: Non me ne frega un acidenti che il politico di turno non sappia quanto costa un litro di latte o un litro di pane. Non lo so manco io. Ce ne stanno un saco di tipi, e potrei dire una cifra più o meno approssimata. Magari il punto è quanto costa mandare avanti una famiglia, in termini di spesa al supermercato.
Ma se devo invece discutere dei politici che hanno a che fare con il tema famiglia-figli-sessualità, non posso non fare caso all’ironia, non della sorte, del caso o del destino, ma della condizione italica.
Ci pensavo l’altro giorno, dopo aver passato cinque ore a seguire la presentazione dell’Indagine parlamentare sulla condizione delle famiglie in Italia.
Il ministro della Famiglia è una single senza figli. La presidente della Commissione bicamerale per l’infanzia è sposata, ma senza figli. L’esponente cattolicissima della Lega che si scaglia contro l’attentato alla famiglia e dice che i single non sono una nuova forma familiare è una single. Alcuni dei politici che più strenuamente difendono il valore della famigliia sono spesso divorziati o sposati con divorziate. E via di questo passo (nel centrosinistra come nel centrodestra).
E che cazzo.
Non sono un sostenitore del moralismo nella politica, ma la politica non è neanche materia da azzeccagarbugli, una materia che si può rigirare in un modo o nell’altro secondo la preferenza.
Non credo che non ci si possa occupare bene di bambini se non avendone, magari anche meglio, però vorrei almeno che si riducessero le distanze tra chi rappresenta e chi è rappresentato.
Così come mi pare utile che prima o poi si cominci a ragionare sul fatto che essendo persone, fatte di carne, ossa e pensieri, e non figurine, magari dovremmo tenere un po’ più insieme quello che diciamo e quel che facciamo, quello che pensiamo e come ci comportiamo. Anche per non diventare schizofrenici.

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