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Colpirne 2 per educarne 100

22 gennaio 2005

È drammatico. A 18 anni ero comunista, a 25 ero già democratico di sinistra e a ormai 40 sono un individualista di sinistra, vegetariano & consumista, nonché padre.
Faccio un lavoro che mi piace certi giorni sì, certi giorni no, ma che comunque è pagato discretamente, ha i suoi vantaggi e perfino il suo bel prestigio sociale, checché se ne dica.  Per combattere la frustrazione scrivo un blog, pensando ad altro scrivo racconti (lentamente) e ogni tanto penso a quando, un giorno, sarò sindaco di Ostia.
Mi sono sempre detto che avrei avuto un figlio prima dei 35 anni (cioè l’età che aveva mio padre quando son nato io), ma non è stato possibile. Vorrà dire, mi consolo così, che i miei figli (almeno due) avranno a che fare per meno tempo con un padre rompicoglioni.
Mia madre ha smesso di lavorare quando sono nato io. Mia figlia andrà al nido full time, perché io e Napa lavoriamo e perché, oltre al fatto che i nostri genitori abitano lontano (o anche mooolto lontano), non vogliamo che se ne occupino. Ci possiamo pagare il nido, certo. Ma c’è molta gente che, anche se può pagarlo, preferisce mollare i figli ai nonni così risparmia, salvo poi litigarci in permanenza.
Rispetto alla famiglia di mio padre, cioè 5 figli e una quantità di cugini, e a quella di mia madre, 3 figli e qualche cugino,  io sono l’unico ad aver fatto l’università (andando a lavorare come cameriere, commesso etc per pagarmi tutti gli extra-studio e abitando dai miei, e continuando così finché non sono riuscito, tardi, quando già lavoravo, a pagarmi una casa insieme ad amici). Per farlo non bisogna essere certamente dei geni. Però questo marca il salto generazionale.
Essendomi ridotto a tristo moderato di sinistra, considero l’andare oltre la propria famiglia (come comportamento indivuale, come cultura, come ricerca della felicità) il massimo del rivoluzionario. Anche se non si deve diventare matti tentando di farlo. E anche se si può tranquillamente ammettere che ci va bene, invece, quel che abbiamo, se ci rende felici.
Spero che i miei figli si sentiranno amati e più sicuri (credo che sarà così, but you never know), oltretutto sapendo che i loro genitori non hanno sacrificato la propria vita per loro, ma hanno deciso di metterli al mondo e di vivere il più possibile felici insieme a loro. Non come impossibili coetanei, amici, complici, compagni etc, ma come genitori e figli. Cioè assumendosi le proprie responsabilità.
Avere figli – difficoltà tecniche a parte – è la cosa più facile del mondo. Altrimenti non saremmo oltre 6 miliardi. Non ci vuole nessun titolo particolare. Anche crescerli, in fondo, non può essere l’unico obiettivo della vita. È bello, ma non c’è solo questo.
Tutto questo per dire alcune cose.
Che talvolta
si parla a una serie di soggetti rimproverando a loro qualcosa che invece è più in profondità addebitato ad altri, per esempio i propri genitori. Da cui magari non volevi tante certezze materiali, quanto che ti si inculassero 5 minuti.
Che se è
facilissimo scordarsi di come si era realmente nel passato, o prendere le distanze dai “giovani d’oggi” quando si hanno poco più di 30 anni, si capisce bene come poi i vecchi rimpiangano non un passato d’oro in cui si stava genericamente meglio, ma semplicemente un tempo in cui loro erano giovani.

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