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Quest’anno finisce che faccio i botti

29 dicembre 2004

“Ci sono momenti in cui il silenzio è una necessità più che un dovere. Momenti in cui non si può chiudere il mondo dietro la porta di casa, lui là fuori, noi qui dentro a festeggiare”, scrive Maurizio Crosetti in un mieloso editoriale su La Repubblica di oggi, in cui invita a non sparare botti a a Natale.
Invito interessante, perché di solito quei botti fanno centinaia di feriti, ma Crosetti vorrebbe che fosse una mezzanotte di silenzio per le vittime del terremoto-maremoto nel Sud-Est.
Di fronte a questo genere di commenti, la mia prima reazione è quella di comprare una bella girandola per illuminare il passaggio all’anno nuovo.
Le candele per i bambini della scuola, gli sms-lacrimuccia, lo sciopero dei mortaretti sono riti ipocriti e fastidiosi. Se non ci fossero stati di mezzo i turisti occidentali, la nostra attenzione per quel dramma sarebbe stata ampiamente obnubilata dalle ricorrenze festive. Come è sempre accaduto.
Festeggiamo l’anno nuovo, e raccogliamo soldi e aiuti per i sopravvissuti, come abbiamo sempre fatto, anche quando Crosetti era magari alle Maldive.

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