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Ci mancava la poliziotta democratica

20 dicembre 2004

lunedì mattina cerco di uscire presto – relativamente, visto che sono in ferie – per andare al commissariato a far iscrivere Zoe Napina sul mio passaporto. Ho già tutti i modelli riempiti e i documenti pronti. Arrivo, e ci sono i soliti 15 – almeno – poveri cristi immigrati che aspettano per il permesso di soggiorno. Mi avvicino allora all’agente della portineria e chiedo se la fila per il passaporto è la stessa per i permessi di soggiorno.
Mentre il tale mi sta spiegando che ci si mette in fila, ma comunque ogni tanto un addetto agli sportelli esce e chiede se ci sono persone in attesa per il passaporto, ecco arrivare lei, la Poliziotta di Quartiere, che si prepara a uscire per la sua Missione Giornaliera, Salvare l’Esquilino. E dunque, sentita la mia richiesta mi si rivolge così, con tono lievemente sprezzante: “Perché, lei quando va in posta chiede che fila deve fare?”. Io le rispondo “Che???” perché non ho capito dove minchia vuol arrivare, e lei, di rincalzo: “faccia la fila come gli altri, le pare bello, per la dignità di queste persone?” indicandomi l’umana associazione riunita nel corridoio del commissariato, che ora mi guarda come fossi un nazista del’Illinois. E mentre io le spiego “Scusi, signora (lo so, avrei dovuto dire agente, ma già ero tropo concentrato per evitare di mandarla a fare in culo), ma sono due procedure diverse, stavo chiedendo se magari non c’erano anche due file diverse…”, ella, The Guardian Angel of Esquilino, mi ha degnato solo di un finale “si vergogni” e se n’è andata, in un fruscio d’ali, mentre le dicevo, stizzito, “Grazie per la lezione di democrazia, a quest’ora mi mancava”.
Io sono rimasto lì a schiumare per un po’, una mezz’ora. pensando alla Poliziotta di Quartiere e a come ritrovarla per dirle tutto il bene che penso di lei, come direbbe Napa.
Poi, come il portinaio aveva pronosticato – non senza che prima un altro cittadino italiano fosse entrato nell’ufficio passaporti etc fregandosene della fila, del polziotto, etc – è uscito uno degli addetti agli sportelli e ha raccattato me e l’altro tipo che stava aspettando per il passaporto.
Uscito dal commissariato, e diretto altrove, ho cercato WonderPoliziotta, senza trovarla. Lo farò anche domani, e dopodomani. Per dirle cosa? Primo, che anche se non è tenuta a saperlo, io a differenza di lei, ho fatto la fila per un permesso di soggiorno alle sei di mattina in un altro paese. Solo che era in un posto più civile, al Comune, non alla polizia. Dove gli addetti allo sportello non danno del tu a chiunque sia scuro di pelle o sicuramente straniero povero, e del lei agli Italiani e agli altri Ariani. Poi, le dirò che un cittadino che chiede informazioni non è un razzista, ma uno che chiede appunto informazioni per evitare di perdere tempo e di farlo perdere agli altri, e che se mi dicono di mettermi in fila io, da persona civile educata al senso dello Stato, mi metto in fila. Che di uffici postali, per restare al suo esempio, ce ne stanno tanti, di commissariato invece ce n’è uno per quartiere, e che un modo per far accettare la presenza di immigrati a un quartiere restio non è costringere gli altri ad accettare cristianamente i sacrifici, ma a fornire più servizi, magari.
Ancora, le dirò che se proprio ha questa vocazione anti-razzista, cercasse di convincere gli abitanti anziani e fasci del quartiere che gli stranieri non sono scassacazzi pericolosi che portano con sé terrorismo, Sars e mafia cinese (quello che sostiene il comitato di quartiere guidato da un ex trombato di An).
Infine, le dirò che gli stessi vecchi razzisti di sicuro non si faranno convincere dal pistolotto demcratico che propina con quell’arietta di superiorità, ma che si vuole far convivere bene la gente insieme bisogna capire i problemi, le diffidenze, le differenze, e farle anche capire agli altri.
Infine infine, le dirò che a una polziotta democratica così preferisco i soliti poliziotti fasci, he almeno non prendono pure per il culo la gente.

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