Skip to content

L’Esquilino e i Bronx elettorali

30 novembre 2004

Vivo in un quartiere che era degradato, fino a non molto tempo fa, da cui gli abitanti e i commerianti fuggivano, anche se era – e se è – nel centro di Roma, tra la stazione Termini e la via Merulana de Quer Pasticciaccio Brutto… di Gadda. Ogi non è più così, e non solo perché ci passa la metro, ci vengono ad abitare giovani artisti e, soprattutto, i prezzi delle case sono arrivati alle stelle.

Però l’Esquilino è il anche il quartiere degli immigrati (prima dal Nord Africa, oggi dall’Estremo Oriente), che negli anni hanno approfittato dei prezzi bassi – proprio perché la zona era in declino, a partire da fine anni 60 – per venirci a stare. E se qualcuno dice che oggi questa è la Chinatown della capitale, non sbaglia mica: sono di proprietà cinese circa 300 negozi.
A guardare le notizie del tg Rai locale – controllato dalla destra vicina a Storace, nella fattispecie – in questi giorni, sembra però che l’Esquilino sia un luogo da emergenza criminale, e dunque la prfettura ha mobilitato una task force di polizia a ogni angolo della strada.
Il comitato di quartiere più interventista, creato da un candidato di An trombato alle municipali, canta vittoria (di solito i “problemi” di cui si occupa questo cdq sono l’aumento dei call center, un noto pericolo pubblico, o dei negozi cinesi; ma anche della sanità pubblica, con la prevenzione del terribile rischio-Sars all’Esquilino, provocato sempre dai perfidi ominidi dagli occhi a mandorla).
Cantano vittoria anche i Ds, che ringraziano il sindaco Veltroni e il suo sforzo di garantire sicurezza.
Sicurezza da che? Da qualche furto al mercato (quello di piazza Vittorio, ora ospitato in una bella struttura che era un ex caserma). Perché qui i tassi di violenza non mi sembrano più alti che altrove, anche se vi anuncio che andrò a trovare il capo del commissariato per farmelo spiegare nel dettaglio (un privilegio da giornalisti).

Però, il fatto che la gente parcheggi ovunque le auto, incurante di posti per disabili e strisce pedonali, o del passaggio dei bus, oppure che le strade siano sporche, no, questi non sembrano affatto problemi. Come non sembra un problema che alcuni degli edifici, costruiti all’epoca della grande speculazione di inizio secolo, mostrino segni di cedimento.
Il  problema è la presenza degli immigrati. Quelli che lavorano per altri, oppure gestiscono negozi, portano i figli a scuola, vanno alla Asl o alla Posta, vanno al bar, passeggiano per la piazza, fanno la spesa, fanno festa, telefonano ai loro parenti lontani, vanno a comizi, fanno la campagna elettorale per i consiglieri comunali aggiunti o manifestano per facilitare l’iter del permesso di soggiorno.
Il problema, insomma, sono persone normali che vengono da altri paesi e che hanno tratti somatici – o talvolta solo religioni e costumi – diversi.

In un servizio alla tv – ma mi capita anche dal vivo – ho visto numerosi anziani protestare perché era meglio prima e l’Esquilino oggi è tutto un degrado, uno schifo.
In realtà non rimpiangono il quartiere, rimpiangono la loro giovinezza. Perché 30 anni fa, ma anche 20anni fa, l’Esquilino era un postaccio, buio, decadente, puzzolente, abbandonato.
Oggi, il mercato – che era un bordello costante – ha lasciato il posto a un parco, trasferendosi in grandi e meglio organizzati locali coperti, sono stati restaurati edifici pubblici e privati, è arrivata l’università e sta ampliando i suoi spazi, ci sono negozi diversi e nuovi ma non sono scomparsi i bar e i pane&pasta, c’è un nuovo teatro, ha riaperto più di un museo, c’è un hotel super-moderno. C’è perfino un centro sociale di estrema destra, in una strada strapiena di negozi cinesi.
Non è solo rose e fiori, è chiaro. Ci vorrebbe per esempio una mediazione culturale costante tra vecchi e nuovi cittadini, maggior senso civico (da parte di tutti). ma basta poco, se non si ha soltanto paura.

Io, che ho una compagna straniera (ma non povera: perché gli immigrati, se non sono poveri, mica sono stranieri, sono “come noi”), sto bene qui, anche se le case costano un occhio della testa e spero comunque prima o poi di poterne comprare una. Anche se mi tocca leggere i volantini deliranti e razzisti del comitato di quartiere. Anche se mi tocca vedere i poliziotti scrutare qualsiasi faccia scura o vagamente straniera come se fosse un potenziale marziano.
Con cinque, dieci minuti a piedi, vedo il Colosseo dall’alto del Colle Oppio. E proprio lì c’è un campo di pallone, libero e gratuito, che con quella vista è il più bello di Roma. Ci gioca chi vuole, ma la domenica è il grande punto di ritrovo latinoamericano, con regolare partitella, cibo e bevande, chiacchiere e grandi risate.

Annunci
No comments yet

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: